IL PENSIERO MEDITERRANEO

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È scoppiato l’amore tra due cellulari? Strano, ma vero

Cellulari innamorati

Quella che state per leggere è la curiosa storia di due cellulari innamorati. Potrà sembrare una favola moderna, ma i fatti che l’hanno ispirata sono realmente accaduti.

Di Pompeo Maritati

Premettiamo subito una cosa: nessuno è uscito di senno e nessuno ha abusato di sostanze misteriose. Quello che state per leggere è realmente accaduto. Potete considerarla una favola moderna, se preferite, ma i fatti sono veri.

I protagonisti della vicenda sono due cellulari e i loro rispettivi proprietari.

Da una parte Alfonso, uno scrittore che lui stesso ama definirsi “da strapazzo”, ma dotato di una sensibilità non comune. Dall’altra Gertrude, artista poliedrica, donna intelligente, spiritosa e per nulla incline alle superstizioni.

Una mattina Alfonso decide di telefonare all’amica. Il telefono squilla tre volte, poi la comunicazione si interrompe improvvisamente, come se qualcuno avesse rifiutato la chiamata o come se fosse caduta la linea.

Eppure non era andata così.

Gertrude non era impegnata, non aveva rifiutato la telefonata e stava anzi per rispondere. La linea era semplicemente caduta.

Fin qui nulla di strano.

Lo strano accadde subito dopo.

Senza toccare alcun tasto e senza compiere alcuna operazione sul proprio telefono, Gertrude si ritrovò ad ascoltare una poesia dedicata alla luna. Una poesia che riconobbe immediatamente come opera di Alfonso.

Rimase immobile, sorpresa e commossa.

Pensò che il suo amico avesse escogitato un modo originale per inviarle quel componimento e, sinceramente colpita dal gesto, decise di richiamarlo immediatamente.

«Alfonso, grazie!»

«Grazie di cosa?»

«Per la poesia.»

«Quale poesia?»

«Quella che mi hai appena mandato.»

Seguì un silenzio.

Alfonso, che fino a quel momento ignorava completamente l’accaduto, cadde letteralmente dalle nuvole.

«Gertrude, io non ti ho mandato nulla.»

«Come sarebbe a dire?»

«Nulla. Ti ho chiamata, la linea è caduta e basta.»

A quel punto fu il turno di Gertrude di restare senza parole.

Per lunghi minuti i due cercarono una spiegazione razionale. Controllarono i telefoni, cercarono registrazioni, messaggi vocali, file audio dimenticati.

Niente.

Di quella poesia non esisteva traccia nel cellulare di Alfonso né in quello di Gertrude.

Una situazione davvero singolare.

Naturalmente le ipotesi si sprecarono. Errore tecnico? Strana coincidenza? Misterioso scherzo della tecnologia?

Alla fine, dopo aver esaurito tutte le spiegazioni possibili, Alfonso se ne uscì con una delle sue osservazioni improbabili.

«Gertrude…»

«Dimmi.»

«Vuoi vedere che i nostri cellulari si sono innamorati?»

Seguì un altro silenzio.

«Oddio…» sospirò lei. «Ci mancava pure questa.»

Ma ormai il seme della fantasia era stato piantato.

Più ci pensavano e più l’idea appariva assurda, e proprio per questo irresistibile.

«Senti», proseguì Alfonso, «facciamo una prova.»

«Che prova?»

«Facciamoli incontrare.»

Gertrude scoppiò a ridere.

«I cellulari?»

«Certo. Se sono innamorati, qualcosa succederà.»

Contro ogni logica, e forse proprio per questo, accettò.

Il giorno seguente, nel pomeriggio, i due amici si incontrarono portando con sé i rispettivi telefoni.

Li posarono uno di fronte all’altro sul tavolo.

Per qualche istante rimasero a guardarli in silenzio.

Sembravano due genitori emozionati al primo appuntamento dei propri figli.

«E adesso?» chiese Gertrude.

«Adesso aspettiamo.»

Che cosa accadde davvero tra quei due cellulari, non è dato saperlo con certezza.

Forse nulla.

Forse molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.

Perché esiste un territorio misterioso dove la tecnologia incontra la fantasia, dove la razionalità si concede una breve vacanza e dove perfino due telefoni possono diventare protagonisti di una storia d’amore.

E forse le favole servono proprio a questo: a ricordarci che il mondo non è fatto soltanto di ciò che sappiamo spiegare.

Quanto ai due cellulari, continuano ancora oggi a custodire il loro segreto.

E noi, in fondo, siamo felici di non conoscerlo del tutto.

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