IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Una guerra imbecille

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Di Pompeo Maritati

Sono oramai passati ben sette giorni e l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina ci ha svegliati da un torpore che forse per certi versi aveva annebbiato la reale percezione della realtà geopolitica.

Che i problemi di convivenza, tra occidente e oriente, anche se a volte sul filo del rasoio, sono alquanto noti, ma non ci aspettavamo questa tragedia, peraltro nei confini del continente Europeo. Ci eravamo abituati abbastanza bene e per certi versi, con un po’ di ipocrisia, guardavamo e guardiamo con asettica indifferenza le non poche guerre e guerriglie distanti da noi. Alcune di queste passate inosservate, come se non ce ne importasse più di tanto. Giusto per ricordarne una atroce,  non tanto lontana da noi: la Siria.

Quando qualche mattina fa i telegiornali e la stampa hanno iniziato a bombardarci di immagini e video di quanto stava accadendo in Ucraina, abbiamo quasi stentato a crederci. L’imbecillità di un capo di stato, dittatore, ha deciso per un suo piano imbecille, di invadere un altro stato libero, con tutti i suoi problemi interni, ma comunque libero e indipendente.

Definire imbecille Putin, al punto in cui siamo arrivati oggi è sicuramente un complimento, perché ben più pesanti dovrebbero essere gli appellativi a suo sfavore, perché per nessuna ragione al mondo, avrebbe dovuto abbandonare la strada della diplomazia a favore di quella bellica. Però, non dimentichiamo che dal 2004 questa è la sua quarta guerra da quando è alla guida della Russia, quindi le intelligenze governative occidentali non dovrebbero stupirsi e forse sarebbe opportuno che rivedano le loro politiche, che al momento possono sicuramente essere definite imbecilli come quella di Putin, avendo sottovalutato le vere intenzioni di costui e aver posto in essere, negli anni precedenti una politica espansionistica con non poca arroganza.

Imbecille lui, imbecille il suo entourage che lo ha assecondato in questa tragica e mostruosa follia. Che la Russia non godesse di simpatie democratiche e che Putin, al potere da oltre 22 anni si sia contraddistinto per soffocatore di libertà, era arcinoto. Consentitemi, pero, che nel mentre do dell’imbecille a Putin, questa recondita imbecillità venga estesa anche all’Europa e agli USA, che hanno sottovalutato la problematica, perché se di non sottovalutazione si tratta, allora mi preoccuperei e assai pure, in quanto lo scenario diverrebbe di complicità. Un fatto che mi lascia perplesso è quello che a Kiev, qualche giorno prima dell’invasione, l’ambasciata americana, con un suo contingente militare, ha preso armi e bagagli e se ne sono andati. Se fossero rimasti, i russi avrebbero iniziato l’invasione? Un eventuale attacco al contingente militare avrebbe rappresentato una vera e propria dichiarazione di guerra. E Putin sarebbe arrivato a tanto? Ovvero avrebbe dichiarato guerra agli USA?  

Per fortuna l’Europa per la prima volta nella sua storia ha dimostrato un fronte unico approvando misure che dovrebbero teoricamente mettere al tappeto l’economia russa. All’Europa, molti altri stati, tra cui gli USA, hanno fatto quadrato, anche se ho dubbi sulla loro sincerità, visto che si trovano dall’altra parte dell’Atlantico. Le news che arrivano dalla Russia evidenziano un certo mal contento popolare che dovrebbe aumentare con il passare dei giorni, giusto il tempo che le sanzioni economiche si riverberino sulla popolazione. Una aspettativa questa che non so quanto in effetti si potrà realizzare in quanto la propaganda governativa russa all’interno è fortissima.

Quello che non riesco ancora a comprendere quale sia la vera strategia di Putin, in quanto se pur vero  è un dittatore, non penso che sia così stupido nel non aver previsto che buona parte del mondo democratico si sarebbe scagliato contro. Può lui e tutti i suoi strateghi aver commesso delle simili sottovalutazioni?

Ecco, questa è la mia preoccupazione di fondo, il non aver ancora capito dove Putin intende arrivare e soprattutto come. Oggi l’unica risposta potrebbe essere quella che alla lunga ci si stanchi di questa guerra, che peraltro, per quanto abbracciata dall’Europa con entusiasmi favorevoli all’Ucraina, non dimentichiamo che la maggior parte degli stati membri dell’UE hanno seri problemi economici e di stabilità governativa al loro interno.  E la guerra rappresenta una panacea per le fibrillazioni politiche interne, anche perché l’attenzione dei mezzi di comunicazione è tutta rivolta al conflitto bellico, cosa che consente ai soliti manovratori politici di sotto banco, a porre in essere iniziative non sempre alla luce del sole. Poco condivisibile la dichiarazione dello stato di emergenza sino al prossimo 31 dicembre approvata dal governo. Se ne chiude una, quella pandemica per aprirne un’altra per la belligeranza nord europea su delle basi inesistenti. Non vi è nessuna dichiarazione di guerra in corso, ne contro di noi, né contro l’Europa. Vi è una forte tensione si, ma che non trova alcuna giustificazione nel dichiarare lo stato di emergenza, visto peraltro che siamo dentro, non solo nell’Europa Unita, ma anche nella NATO. Probabilmente la problematica più pericolosa è quella di aver aderito a fornire armi all’Ucraina, insieme alla maggior parte dei membri dell’Unione Europea. Questa a tutti gli effetti del diritto internazionale configura una dichiarazione indiretta di guerra.

Probabilmente Draghi, visti gli scarsi successi sinora ottenuti, desidera, unitamente agli altri partiti a lui appiattiti ventre terra, poter operare con mano più libera, proprio perché lo stato di emergenza glielo consente, ovvero gli stanziamenti che saranno approvati per armare la resistenza ucraina e l’assistenza che si dovrà fornire a qualche milione di profughi, potranno essere utilizzati a piacimento dei ministeri senza procedere a gare e a controlli se non successivi, la pandemia di casi di abusi in materia non ne è stata scevra. E visto che non volgiamo farci mancare nulla, questa guerra (non voluta) non farà altro che impoverire le fasce di popolazione più deboli e arricchendo le solite lobbie delle armi.

Un altro argomento controverso è quello di armare la resistenza ucraina, pur sapendo che l’arsenale posto in campo dalla Russia è tale che gli ucraini non hanno alcuna speranza se non quella di rallentare il processo di conquista, però a quale prezzo? Se il risultato finale del conflitto è la vittoria della Russia, armare gli ucraini significherà solo aumentare morte e distruzione. Si operi con le sanzioni, ma non quelle che più ci convengono, evitando quelle che potrebbero danneggiare noi europei e in particolare Italia e Germania.  

Ho esordito definendo questa una guerra imbecille, speriamo di non dover chiudere, tra qualche tempo che a far compagnia all’imbecillità di un dittatore, si aggiunga l’imbecillità di coloro che oggi appaiono schierati a difesa dei valori democratici. A volte gli imbecilli democratici possono fare danni al pari degli imbecilli tiranni. L’Europa provveda con immediatezza a realizzare un suo esercito, si sganci dall’egemonia militare americana che ne impedisce la realizzazione, perché una Europa Unita, unita finalmente nell’intento di deporre le asce di guerra interna, potrebbe rappresentare la terza potenza militare e la prima economica nel mondo.  E soprattutto inizi a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, dove noi italiani abbiamo fallito in pieno e qui sarebbe bello analizzarne le motivazioni di questo fallimento.

Comunque, tutto ciò che sta accadendo, ha di fondo una grande speranza, quella di vedere finalmente, grazie a questo conflitto, una Europa più unita e meno litigiosa, fatto questo che ci fa apparire deboli nei confronti del mondo intero, pur rappresentando l’area territoriale più ricca del mondo.   

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