IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Se l’Italia del Risorgimento e dei Padri della Costituzione è questa

Di Eliano Bellanova. Sguardi pregni di odio, atteggiamenti di disprezzo… è l’Italia delle divisioni, della reale indifferenza. E’ l’Italia in cui noti che le Istituzioni sono esattamente il riflesso dei cittadini. Istituzioni che non sono vicine ai cittadini, ma punitive, minacciose, “cattive”, prive di ogni connotato umano.
Esse sono il riflesso della realtà “reale”, del cittadino “reale”, del cittadino, cui, cadendo la maschera, si rivela per quello che è.
E’ l’Italia del “mi raccomando, tieniti a distanza”. Ed è una distanza morale, oltre che fisica. Una distanza che rimarrà anche quando, se Dio vorrà, cesserà l’allarme.
Sarà un’Italia malconcia moralmente, quella del dopo-coronavirus, ma anche un’Italia più “vera”, perché farà capire che dietro il paravento delle belle parole, degli inchini e dei sorrisi, si celava un’Italia ben diversa, fatta di avversione e “maldisposizione”.


Il coronavirus ha fatto cadere la maschera, come dicevo, una maschera “friabile”, che faceva intuire molto facilmente il “mondo dell’occulto”. Il poeta che scriveva poesie sdolcinate, cui non corrispondevano i sentimenti; la persona che si complimentava per qualcosa e che dopo ti malediceva; “l’acquasantiero”, che, dopo averti benedetto in nome del Signore, dentro di sé mormorava (gli italiani mugugnano, brontolano, borbottano, imprecano, maledicono, raramente parlano) “sia maledetto: in nome del capro, del rospo e del serpente”, secondo i “sacri dettami” di Cesare Borgia.
Nelle scuole si continua a parlare di Mazzini, Gioberti, Garibaldi, Cavour, Cattaneo, D’Azeglio, etc., ma solo per farci capire quanto e come non ci appartengono o appartengono a un mondo che non ci appartiene.


Se Dio vorrà, personalmente, dopo questo evento, alle persone che hanno guardato in cagnesco e con odio (sia vicine sia lontane) proibirò il saluto. Non lo meritano. Devono confermare di essere ciò che sono.Ormai la maschera è caduta e non possono raccattarla da terra, perché sarebbe sporca di fango. Getteranno via il mascherino, ma sul loro volto rimarrà per sempre la realtà. Un vecchio adagio sosteneva “all’osso si conosce il cane”. All’osso abbiamo notato che l’80 per cento degli italiani erano falsi, ipocriti, vili, invidiosi, cattivi. A niente vale il loro finto amore per gli immigrati. E’ un’altra finzione, una finzione per far vedere di essere al passo con i tempi. Nelle latebre oscure della loro anima la pensano molto diversamente.
A questa “nuova Italia” rimarrò indifferente e a coloro così dimensionati come sopra ho detto, rivolgerò la preghiera di non salutarmi. Un atto dovuto. Altro che abbracci e baci o saluti a distanza…

Non si potrà dimenticare mai il maleducato che sei costretto rimuovere dai contatti, la “sciacquetta” che ti augura un malanno, l’imbecille che ha sempre una soluzione, senza averla, colui che dice ciò che gli conviene e non ciò che pensa(?), chi uscendo dall’eterno sonno mostra tutto il livore contro chi non lo conosce e non gli ha fatto niente di male. E allora senti le parole reali del loro linguaggio, la loro vera educazione, la loro idiozia radicata: parole irripetibili, non certo versi poetici come quelli della “vigilia”.
Lo dico in tutta franchezza: questo popolo non mi appartiene e sono dolente e rammaricato di aver dato un contributo non sottovalutabile per contribuire alla sua crescita. A questo popolo non credo più, sebbene debba riconoscere che l’Italia, se vuol ripartire, deve fare perno sulle “voci fuori dal coro”, non sulle “ammissioni”, sui “sottintesi”, sulle “ipocrisie”.
Dopo l’attuale Governo, un Governo gelido e freddo, lontano mille miglia dagli uomini, ci sarà necessità di un Governo che comprenda le realtà complesse della nazione. Ci sarà bisogno di Veri “uomini di popolo” e di impresa, non di parolai che fanno del politichese la loro arma vincente che si rivela perdente per 59 milioni di italiani.


A sua volta, i cittadini italiani sono chiamati a scegliere fra la realtà della crescita e le parole fumose che dicono tutto e non dicono niente.