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La vendita di titoli azionari allo scoperto una pratica eticamente discubile?

Vendita di titoli azionari e obbligazionari allo scoperto

Vendita di titoli azionari e obbligazionari allo scoperto

La Borsa di Milano nel corso del mese di marzo 2020 ha fatto registrare la perdita più rilevante della sua storia17%. Se ricordate avrete letto o sentito che la CONSOB vietò per un certo periodo alquanto limitato le Operazioni di vendita allo scoperto.

Cosa sono questa “famigerate” operazioni allo scoperto” per cui , finalmente (lo asserisco io) per il momento, sono state vietate?

Riporto integralmente, per chi ne fosse interessato, lo specifico capitolo tratto dal mio libro “Il potere della finanza e la sua autonomia morale”

FOTO LIBRO FINANZA CON DESCRIZIONE

Vendita di titoli azionari allo scoperto

Una ulteriore prova sulla qualità operativa della finanza, a mio avviso è negativamente rappresentata dalla vendita allo scoperto, chiamata anche vendita a nudo (in lingua inglese short selling, o semplicemente short), è un’operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti terzi, di titoli non direttamente posseduti dal venditore.

Ovvero vendo sul mercato finanziario (borsa) una certa quantità di titoli azionari, pur non avendone la disponibilità (proprietà). Il sistema me lo consente. Proprio così, nel sistema finanziario posso legalmente vendere qualcosa di cui non ne sono in possesso. Ovviamente se pongo in essere questa operazione, sto scommettendo sul ribasso del titolo/i oggetto dell’operazione di vendita, che al momento di consegnarli all’acquirente mi consente di acquistare gli stessi titoli ad un prezzo inferiore, ottenendo così un guadagno. Se la mia previsione sarà errata e il titolo rialzerà la sua quotazione, nell’acquistarli per consegnarli al compratore, subirò una perdita. 

Il sistema borsistico, quindi, mi consente di vendere ciò che non posseggo, a patto che entro la chiusura della stessa giornata di borsa io acquisti le azioni che ho venduto in precedenza.

Spesso l’operazione di acquisto dei titoli precedentemente venduti senza possederli, genera dei violenti scossoni sull’andamento degli indici azionari, che nulla hanno a che vedere con il reale andamento dell’azienda sottostante all’azione oggetto di questa perversa operazione. Dal 2008 su indicazione dell’Unione Europea è stato consentito alle borse in caso di eccesso di ribasso di un titolo di sospendere le operazioni allo scoperto, e nei casi più gravi di sospendere la quotazione del titolo. Giusto per la cronaca uno dei titoli particolarmente sottoposto a questa nuova disciplina fu il Monte dei Paschi di Siena.

 Era chiaro che un comportamento eticamente poco trasparente e molto discutibile, avrebbe dovuto consentire l’intervento degli organi di vigilanza che lo hanno fatto con il Regolamento dell’Unione Europea 236 del 2012, entrato in vigore il 1° novembre dello stesso anno, che introduce obblighi di segnalazione delle posizioni nette corte sopra una certa soglia e alcune limitazioni alle vendite allo scoperto degli strumenti finanziari. Per le azioni, la soglia di comunicazione è fissata allo 0,2% del capitale sociale dell’emittente azionario e ogni successiva variazione dello 0,1%. Il Regolamento prevede che le PNC (Posizioni Nette Corte) in azioni di entità pari o superiori allo 0,5% del capitale sociale debbano essere pubblicate.

Significativa l’assenza di tempestività se pensiamo che il 19 settembre 2008, avvenne il fallimento della Lehman Brothers che aveva scosso la fiducia nella solidità delle banche e fatto crollare i prezzi delle loro azioni.

Da sottolineare che se pur eticamente discutibile la vendita di titoli allo scoperto, questa è regolarmente attuabile attraverso il sistema bancario.  Quello che più di tutto intendo evidenziare in questo mio lavoro, sono tutte quelle transazioni finanziarie che di reale aderenza al mondo economico e produttivo non hanno nulla.  Grazie a questo tipo di finanza allegra, ci sono milioni di postazioni operative, collegate on line con tutte le borse e gli operatori finanziari del mondo, che utilizzando sofisticati software, pongono in essere, in brevissimo spazio temporale, milioni di operazioni di compravendita, senza la presenza e la necessità decisionale di un soggetto umano. 

Un’ultima considerazione va fatta in merito a coloro che intenzionalmente operano scommettendo nel ribasso delle quotazioni, procurandosi le coperture finanziarie, attraverso la richiesta di prestiti bancari. Caso ancora più grave, è costituito da alcune aziende che destinano in questa operatività, parte del patrimonio aziendale.

di Pompeo Maritati ©

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