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La discutibile manovra della BCE nell’innalzare il costo del denaro

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La grande distribuzione è entrata in competizione con la finanza

La grande distribuzione è entrata in competizione con la finanza

L’aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (BCE) rappresenta una mossa strategica per combattere l’inflazione, che ha toccato livelli elevati in seguito a vari shock economici, tra cui la pandemia di COVID-19 e le tensioni geopolitiche derivanti dalla guerra in Ucraina. La BCE, seguendo il proprio mandato di mantenere la stabilità dei prezzi, ha innalzato i tassi di interesse per la prima volta in 11 anni a luglio 2022, seguiti da un ulteriore aumento significativo a settembre dello stesso anno.

Questo intervento ha come obiettivo principale il controllo dell’inflazione, che secondo le proiezioni della BCE si manterrà su livelli elevati per un periodo prolungato, prevedendo una media dell’inflazione al 5,3% per il 2023. L’aumento dei tassi di interesse è uno strumento classico delle politiche monetarie, utilizzato per disincentivare i prestiti e incoraggiare il risparmio, riducendo di conseguenza la spesa e l’investimento, e alla fine rallentando la crescita dell’inflazione.

Tuttavia, questo meccanismo ha effetti collaterali significativi, soprattutto in un contesto economico già turbato da crisi globali. Uno degli effetti indiretti è il beneficio per il sistema bancario. Gli incrementi dei tassi di interesse possono portare a un maggiore margine di interesse per le banche, poiché i tassi sui prestiti tendono ad aumentare più rapidamente dei tassi offerti sui depositi. Questo aspetto può tradursi in un arricchimento “gratuito” per il sistema bancario, a discapito di famiglie e imprese che si trovano a fronteggiare condizioni di finanziamento più onerose.

Al contempo, l’aumento dei costi del finanziamento può avere ripercussioni negative sul consumo e sull’investimento, potenzialmente rallentando la crescita economica. In particolare, in un periodo di incertezza economica, con le ferite lasciate dalla pandemia e le tensioni geopolitiche ancora fresche, l’inasprimento delle condizioni finanziarie può pesare ulteriormente sulle famiglie e sulle imprese, soprattutto quelle più vulnerabili.

In questo contesto, si potrebbe sostenere che i governi dovrebbero adottare un approccio più proattivo per mitigare gli effetti indesiderati delle politiche monetarie restrittive, ad esempio attraverso misure fiscali mirate o programmi di sostegno per i settori più colpiti. La mancanza di un’azione decisa in questo senso potrebbe essere interpretata come un’adesione ai desideri delle lobby finanziarie, minando la fiducia nell’equilibrio e nell’equità delle politiche economiche adottate.

Infine, la crisi di alcune banche, come quella menzionata di Credit Suisse, solleva ulteriori preoccupazioni sulla stabilità finanziaria, sebbene la BCE abbia rassicurato sulla solidità del sistema bancario europeo e sulla disponibilità di strumenti per fornire liquidità se necessario. L’approccio della BCE, che mira a contenere l’inflazione pur tenendo sotto controllo le tensioni sui mercati, riflette la complessità delle sfide attuali, evidenziando la necessità di un equilibrio delicato tra la lotta all’inflazione e il sostegno alla stabilità economica e finanziaria.


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