IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Le radici del mirto, di Maria Grazia Corradi.

La forza del coraggio nel profumo dei limoni

di Stefania Romito

L’immaginifico realismo socio-poetico della scrittrice Maria Grazia Corradi, che si vive con intensità nell’appassionante romanzo Le radici del mirto (edito da Erga Edizioni), seduce e attrae l’anima del lettore fin dalla prima pagina. Una fortunata edizione premiata con una meritatissima targa speciale dalla Giuria dei critici del Premio Stresa di Narrativa del 2017 e che di recente è stata tradotta anche in lingua tedesca.

Copertina del libro di Maria Grazia Corradi

Le radici del mirto è un commovente reticolo narrativo in cui domina l’imperativo morale dell’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura di avere coraggio». Ed è proprio questa nobile predisposizione umana a costituire il filo di Arianna che collega le esistenze delle singole personalità che scivolano lente tra i passaggi di un tempo in cui “il coraggio di non avere paura” era vissuto come sinonimo di ribellione.

Ma cosa trasforma la difesa di un diritto negato in un atteggiamento di insubordinazione?

Cosa induce a credere che il rispetto non sia un valore inalienabile?

Temi che irrompono con delicata irruenza dalle pagine di questo splendido romanzo cesellato ad arte dal talento narrativo dell’affermata autrice genovese, la quale dimostra ancora una volta di essere depositaria di una eccezionale propensione alla scrittura.

Non basta saper scrivere per essere scrittori. Lo scrittore inventa i personaggi, il contesto, l’azione, dando vita a uno scenario tenacemente in bilico tra realtà e finzione, che abbia valore di verosimiglianza. Maria Grazia Corradi è uscita vincente da questa prova letteraria di grande spessore umano, oltre che storico, in cui la tragica epopea della Seconda Guerra Mondiale si snoda nel sottofondo di quattro città italiane (Genova, Milano, Firenze, Parma) che riflettono l’intrinsecità dei protagonisti.

Jean, Norma, Perla, Colomba… Facce di un medesimo caleidoscopio la cui luce si irradia nella ingabbiante realtà del Regime fascista fino a oltrepassarla. Un’epoca in cui la devastazione non è solo fisica ma anche mentale. In cui non esisteva separazione tra il pensiero pubblico e quello privato. Dove la politica, le imposizioni di potere, le prevaricazioni razziali, erano parte integrante del vivere stesso.

In questo labirintico dipanarsi di vicende apparentemente distanti ma predestinate, si eleva il candore dell’animo femminile che invano si tenta di subordinare a dettami omologanti. Un’indole volta verso l’affermazione della propria identità di donna e di indipendenza mentale. Una propensione verso la libertà che ha sempre spaventato e che continua a farlo nonostante l’avvicendamento delle epoche che non sembra ancora coincidere con un adeguato rinnovamento culturale. Complice un retaggio che affonda le sue radici nella cultura della disuguaglianza e della prevaricazione, messa in scena in maniera encomiabile dalla brava autrice genovese.

Le radici del mirto di Maria Grazia Corradi è un libro che emoziona nel profondo grazie al  rinvenimento di schegge di sublimità celate negli aberranti scenari bellici. Quel metafisico idillio, di montaliana memoria, evocato dal profumo dei limoni di una terra che ha sapore di unicità.

Quella maglia rotta nella rete dalla quale Maria Grazia Corradi ci fa accedere alla magia del vivere.

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