IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Smobilitare casa di famiglia

Moro Rapito

Moro Rapito

di Enrico Conte

Svuotare la casa dei propri genitori rappresenta un’esperienza, a tutti gli effetti, un fatto che segna il passaggio ad una diversa fase della vita.

C’è un prima, che quella casa venisse venduta, e c’è un dopo, perché la vicenda dello svuotamento di quello spazio dove si è nati e cresciuti, realizza una sorta di ribaltamento nel senso dell’abitare: fino a quel momento si diceva con disinvoltura..…io abito in quella tal  casa….da quel giorno sarà più appropriato dire….io mi sento abitato da quella casa, perché ciò che costituiva quel luogo, fatto da memoria di momenti e istanti e cose e persone che ci sono passate ad un certo punto entra in risonanza con chi dovrà abbandonarlo e che, nel farlo, indugerà più del solito.

Prima di procedere con ciò che si decide di trasformare in uno scarto….basta un niente per cambiare il destino di un oggetto, di un piatto, di una serie di tazzine, di una radio, di un quaderno di appunti, di un libro, di una sola posata…..o della  lettera dello zio Mario da Napoli, dove studiava ingegneria. Questo incedere nelle stanze e tra i mobili assomiglia a una seduta dallo psicanalista, perché c’è una voce parlante interna che racconta senza suono, in silenzio, un silenzio rumoroso.

Le cose saranno passate al setaccio con uno sguardo diverso. Quello sguardo che, alla fine, prima di chiudere la porta dietro le spalle, sarà con occhi sgranati perché possano imprimersi meglio le immagini delle pareti vuote. 

 Basta solo che si avverta un sottile rumore-non-rumore che proviene alle spalle, per far si che quella tal cosa continui a sopravvivere alla furia del tempo e alla superficialità pragmatica dell’ordinaria vita quotidiana. Mobili, vestiti, piatti, bicchieri, quadri, libri, quaderni di appunti, fotografie  e ancora fotografie…. tornano a vivere, o vengono condannati a morte dal boia che il consesso familiare ha incaricato del grave compito!…….”L’indugiare contemplativo presso le cose, quel guardare senza secondi fini che potrebbe essere la ricetta della felicità, cede il passo tante volte alla caccia all’informazione……corriamo dietro alle informazioni senza approdare ad alcun sapere. Prendiamo nota di tutto senza imparare a conoscerlo” ( Byung-Chul Han-Le non cose).

E poi i libri di scuola, i vocabolari di latino e greco della sorella Gianna ed Emile Durkheim, Jean Paul Sartre, Herbert Marcuse,  con …..”il calendario scolastico che aveva sostituito il ciclo delle stagioni. “Gli anni che avevamo davanti erano scanditi per classi, ciascuna posta sopra la precedente, uno spazio-tempo che si apriva in ottobre e si chiudeva a luglio, quando ricominciava la scuola coprivamo di carta azzurrina i libri usati che avevamo ereditato dagli studenti più i grandi……Erano finiti i razionamenti e di tanto in tanto arrivava una novità, abbastanza distanziata dalla precedente e dalla successiva da essere accolta con stupore festoso, da dare il tempo di attardarsi in conversazioni sulla sua utilità…ce n’era per tutti, la penna Bic, i campioncini di shampoo monouso, i sottotovaglia di gomma, la plastica Gilac – un’invasione – il Terital, le luci al neon, il cioccolato al latte con le nocciole”( Annie Ernaux)……Il presepe fatto in casa che ogni anno veniva ritoccato dal padre, le cassette Basf  per registrare le canzoni anni ’70, Lucio Dalla e “L’anno che verrà”, Massimo Ranieri, il disco di vinile con “Il Mondo” di Jmmy Fontana, i Ricchi e Poveri di “Che sarà”, Claudio Lolli, Fabrizio De Andrè, David Bowie, Lou Reed, Jimi Hendrix,  i video dei documentari del fratello eterno ragazzo che comprava in edicola con la curiosità sempre accesa ….

Il futuro era troppo immenso perché si riuscisse a immaginarlo arriverà, tutto qui…la ricostruzione era terminata, c’erano il progresso e la casa e il mobilio comprati a rate….La religione era la cornice ufficiale della vita e regolava il tempo…mentre la sfera del desiderio e dei divieti diventava immensa….si schiudeva da qualche parte davanti a noi la possibilità di un mondo senza peccato…. il venerdì non si mangiava la carne, la messa della domenica restava un’occasione per cambiare biancheria, inaugurare un vestito, mettersi un cappello, vedere gente ed essere visti….. e per non parlare dei limiti……non volere la luna, cose che non stanno né in cielo né in terra, accontentarsi di ciò che si ha, la preoccupazione per le partenze e per l’ignoto, perché quando non si viaggia mai un’ altra città è all’altro capo del mondo”( Annie Ernaux – Gli anni)-

La tovaglia, i piatti in stile inglese della festa – Natale e Pasqua – olio-aceto-sale-pepe di porcellana bianca, usati per accogliere in quel giorno, a pranzo, la fidanzata Tiziana che si tratteneva portando un mondo di sentimenti, prima di tornare a studiare.

L’educazione sessuale era stata un compito, non previsto, del Dizionario Melzi…andiamo a vedere, di nascosto, in un groviglio di moralismo mescolato con gli ormoni…. cosa vuol dire puttana?

Eppoi…. le prime pagine dei quotidiani trovate perfettamente conservate, con la proclamazione della Repubblica( il padre aveva votato Monarchia, la madre Repubblica), il libro “la Costituzione italiana, commento analitico, con la Prefazione di Piero Calamandrei, la morte di Stalin, l’elezione di Papa Giovanni XXIII, la tragedia del Vajont e Longarone, l’invasione di Praga, lo sbarco sulla Luna.….”il riflesso proiettato sullo schermo della memoria individuale dalla storia collettiva” ( Annie Ernaux)…il rapimento, con uccisione della scorta, di Aldo Moro……“la Casa di Prigioniero è grande all’ incirca quattro metri quadri.

E’ un unico locale e non ha finestre. C’è un letto rudimentale, contro un muro, una brandina. Al fondo un tavolino e una sedia di legno  verniciata…..forse si troverebbe Prigioniero seduto a scrivere su di un foglio. O seduto sopra la brandina. O in terra, con la schiena contro il muro”( Andrea Bajani).

La cassetta VHS con le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini, consumata per essere stata vista troppe volte dal figlio Danilo con lo zio  Mario Paolo, gli scacchi che vennero insegnati dall’altro fidanzato, Francesco, venuto da Marina Franca.

Henry Bergson paragona il tempo ad una valanga che mentre scende rapidamente verso valle accumula tutta la neve che ha potuto raccogliere nella sua corsa e i legami che hanno nutrito la nostra vita proseguono incorporati nella nostra vita, non solo quei legami rispetto ai quali la nostra gratitudine dovrebbe essere grande, ma anche quei legami che ci hanno ferito, fatto cadere, pugnalato. Tutto ciò che è stato fondamentale fa parte della mia esistenza…Non è forse l’eredità in se stessa la forma più alta della nostalgia come gratitudine? Quella che non prende le forme del tempo perduto che non può più essere recuperato, ma non è solo una  nostalgia- rimpianto, perché innesca un movimento creativo di riapertura della vita…si tratta di una nostalgia che non è più assorbita dal passato, ma genera un desiderio dell’altrove che l’amore per un qualcosa – una persona o una passione – aveva promesso”( Massimo Recalcati-La luce delle stelle morte).

“Svuotare una casa è restituirle i muri, riconsegnare all’alloggio lo scheletro della muratura, laddove abitare è invece negare la costruzione, trasformarla in spazio…lo svuotamento è il momento di protagonismo dei chiodi, concepiti per vivere nascosti, compaiono alla luce solo in questi casi…fuoriescono  dalle pareti come antenne di lumache, si protendono per vedere. sono gli occhi del mattone, vedono che non è rimasto più nessuno”( Andrea Bajani – Il libro delle case)…..

Sono stati lasciati, alla fine, disegno a china del padre, un ulivo secolare che non avrebbe mai immaginato quello che sarebbe accaduto grazie alla Xylella e all’ignavia di certe persone, e  5 orologi appesi, che risulteranno dimenticati dal precedente proprietario che dovrà consegnare le chiavi…un orologio in ogni stanza, più precisamente posto in modo che si potesse controllare in ogni momento e rispondere alla domanda…che ore sono?…perché, come diceva nonna Maria – piemontese – il tempo è denaro – e  le rispondeva la figlia-madre-Itala nata a Parma ….chi ha tempo non aspetti tempo!

Sono i segni lasciati da genitori insegnanti, Enzo, eppoi quegli orologi, magari, riprenderanno a camminare.

Lecce 9 Febbraio 2023

Enrico Conte

Redazione di Trieste de Il Pensiero Mediterraneo

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