IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

16 MAGGIO 1944: GIORNATA DELLA RESISTENZA DEL POPOLO ROM E SINTINEL CAMPO DI SERMINIO DI AUSCHWITZ

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Libro di Santino Spinelli

di Maurizio Nocera Phralipè Rom 2022


Nel 1935, il regime nazista emanò le cosiddette Leggi di Norimberga, che stabilirono la
persecuzione degli ebrei, privò i Rom e i Sinti della loro cittadinanza e del diritto di voto. Nel
1938 iniziarono a deportare i Rom e i Sinti nei campi di concentramento e, nel marzo 1941,
si avviarono le pratiche di sterilizzazione degli adulti e dei bambini. Nel 1942 il capo delle SS,
Heinrich Himmler, diede l’ordine di spostare tutti i Rom e i Sinti dai campi di
concentramento e dai ghetti ai campi di sterminio e di risolvere con il genocidio, la
cosiddetta Zigeunerfrage, cioè la “soluzione” del “problema degli zingari”.
I Rom e i Sinti, rinchiusi nei lager, furono tutti registrati (ad Auschwitz sono stati ritrovati gli
elenchi e, da una quindicina d’anni, nella Baracca 13, un tempo dedicata alla Germania Est,
esiste ancora un padiglione che espone gli oggetti e le foto dei Rom e dei Sinti). Molti di loro
furono uccisi nelle foreste dell’Ucraina e della Lituania. Venivano arrestati, caricati su camion
e l’autista, arrivato a destinazione, apriva il gas dentro il camion e nel giro di un quarto d’ora
erano tutti morti. Poi scaricava i cadaveri nelle fosse comuni.
Il 16 maggio 1944 un gruppo di prigionieri Rom e Sinti si ribellò nel campo di sterminio di
Auschwitz. Si tratta forse dell’unica ribellione di popolo avvenuta in un lager nazista. Il 2
agosto, invece, ci fu il loro genocidio, quello che viene chiamato, in lingua romanì,
Porrajmos (Distruzione o Grande divoramento) oppure Samudaripen (tutti morti). Cosa
accadde? I Rom e i Sinti si ribellarono, così le SS circondarono le baracche e massacrarono
bambini, donne e anziani. Furono in tutto 3.000 persone ad essere uccise. Complessivamente
però, si stima che furono uccisi nelle caserme delle SS, in quelle della Ghestapo e nelle
camere a gas oltre mezzo milione circa di Rom e Sinti, ma c’è chi sostiene che la cifra più
attendibile è quella di un milione di persone. A questo milione vanno aggiunte le 15 mila
coppie di gemelli, cioè 30 mila bambini, usati dal dr. Josef Mengele per i suoi esperimenti
relativi alla purezza della razza ariana. Questo crimine contro l’umanità viene definito
Porrajmos e Santino Spinelli sostiene che «il Porrajmos, in pratica, è l’equivalente della Shoà
degli Ebrei, ma non è altrettanto conosciuto (si è fatto in modo che ciò avvenisse)» (v. S.
Spinelli, Rom, genti libere, Dalai editore, p. 103).
Per ricordare questa data, incancellabile dalla memoria del popolo Rom e Sinti, la giornalista
Chiara Nencioni, il 13 maggio 2021, rilasciò una dichiarazione alla Radio Milano Europa,
nella quale, diede notizia di un evento internazionale che il 15 maggio si sarebbe tenuto a
Lanciano. Questa è la città dove più numerosa d’ogni altra è la comunità Rom ed è l’unica
dove si erge il monumento al Samuradipen (genocidio dei Rom e Sinti ad opera dei nazisti). In
essa vive ed opera il prof. Santino Spinelli (in arte Alexian) straordinario artista (fisarmonica)
che, in questi ultimi anni, ha dato l’anima e il corpo alla causa e al riscatto del suo popolo.
Santino (musicista, docente universitario, rappresentante Rom a Bruxelles nella Piattaforma
Europea del Consiglio d’Europa) è anche autore della poesia incisa sul monumento innalzato
davanti all‘ingresso di Auschwitz. Questa la poesia: «AUSCHWITZ// Faccia incavata,/
occhi oscurati,/ labbra fredde;/ silenzio./ Cuore strappato./ Senza fiato,/ senza parole,/
nessun pianto». E, a proposito del Samudaripen, scrive: «Samuparidem (uccisione totale,
genocidio) o Baro Romanò Meripen (la Grande Morte, genocidio)» (Op. cit., idem). E ancora,
Spinelli scrive: «L’antiziganismo e l’odio razziale, che gli Stati europei non hanno mai voluto
realmente superare, trovarono il loro apice durante il nazifascismo, con lo sterminio dei

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Rom, Sinti e manouches, i tre gruppi della popolazione romanì maggiormente inclusi nel
Samudaripen. […] Il Samudaripen resta un genocidio non riconosciuto nella sostanza, non
inserito nella legge nella legge del luglio 2000 che istituì la Giornata della Memoria e vissuto
ancora oggi come semplice appendice alla Shohà ebraica» (v. S. Spinelli, Le verità negate. Storia,
cultura e tradizioni della popolazione romanì, Meltemi editore, Milano 2021, pp. 189-190)
Santino Spinelli è autore anche di due Canti tradizionali della libertà. Data la loro autenticità
poetica, le propongo: «Ad Auschwitz un grande campo// Ad Auschwitz – un grande campo/ Là
c’è il mio caro padre/ Resta lì e pensa/ e l’anima si fa pesante./ Ascolta, ascolta,
stellina,/candelina del mio Dio,/ e tu, uccellino nero,/ nero uccello di lutto e cieco,/porta
lontano per me questa lettera/ e se non puoi portarla/ che è pesante, piena di dolore,/ allora
spiega le ali/ va dai miei fratelli e e narra/ che qui c’è un grande forno, che il cielo è
diventato fumo,/ ed ha annerito la buona terra./ Va a dire agli uomini/ quale sventura
colpisce i Rom./ I tedeschi ci hanno catturati/ battuti e portati qui./ Entrati dalle porte/ ci
fanno uscire dal camino/ Dal campo non possiamo andarcene/ Fratelli , sorelle mai più
vedremo./ Ah, Dio, mio caro Dio,/ perché mangi la testa dei Rom?» (v. The international
Association of Lions Club. Distretto 108 YA – XI Circoscrizione. Delegazione di zona B.
Oltre la diversità: I figli del vento. Col patrocinio di: Reggio Calabria – Provincia di Catanzaro –
Comune di Lamezia Terme, 2001, p. 124).
E l’altra: «Libertà// Ascolto in silenzio/ il muto canto/ dell’erba/ che dondola l’anima al
vento/ disprezzando le vanità/ e le ricchezze vane;/ i sospiri degli abeti/ che s’infrangono
nei gelidi turbinii;/ gli umili pianti del salice/ che non si sciolgono alle carezze della neve./
Adoro le solitarie danze del castagno/ che trema le palmipedi foglie/ come mani al cielo;/ il
sole che non si maschera per apparire;/ la luna che non si trucca per ingannare./ Amo la
nudità e il soave profumo/ dell’eterna libertà» (v. Op. cit., idem).
Ma cosa accadde veramente nel lager di sterminio di Auschwitz-Birkenau il 16 maggio 1944?
Ovviamente parafrasando da altri cronachisti su quel che già si conosce, riprendo ciò che
trovo scritto: nello Zigeunerlager (campo degli zingari), scoppiò una rivolta a causa delle cattive
condizioni di vita in quel settore del campo, dove le famiglie non erano state divise. Le
condizioni esistenziali dei Rom e Sinti erano pessime: tifo, vaiolo e dissenteria avevano già
causato la morte di molti di loro. Alla fine di marzo, le SS avevano ucciso nelle camere a gas
circa 1.700 Rom, giunti pochi giorni prima dalla regione di Bialystock (Polonia nord-
orientale) e il 16 maggio gli amministratori del campo avevano deciso di liquidare tutti i
reclusi rinchiusi nello Zigeunerlager.
Le guardie delle SS circondano quel settore per impedire fughe. Ma quando venne ordinato
di uscire ordinatamente dalle baracche, i Rom e i Sinti opposero un inaudito rifiuto. Si è
scritto che «l’ufficiale in comando, Schwarzhuber, chiamò a rapporto il Blockälteste che
rispose: “Sono presenti 370 prigionieri!”. “Dobbiamo trasferirli”, dichiarò Schwarzhuber. Ma
di nuovo nessuno si mosse. Erano stati avvertiti da un deportato politico polacco –
racconta lo storico Luca Bravi -, Tadeusz Joakimoski, e si erano armati di sassi, ferri da calza,
pezzi di legno acuminati, spilloni, cucchiai affilati, tubi di ferro, vanghe e altri attrezzi usati
normalmente per il lavoro».
Così, ricostruirono l’accaduto anche Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano in La rivolta
degli zingari, Auschwitz 1944, Milano, Mursia, 2009: «a quel punto l’ufficiale perse la pazienza e
mise mano al frustino. Cominciò a colpire a casaccio, mentre uno dei soldati afferrava per i
capelli una ragazza, cercando di trascinarla fuori. Lei urlò e quel grido fu come uno squillo di
tromba: improvvisamente i prigionieri insorsero, venendo a una vera e propria colluttazione
con i soldati, che furono costretti ad arretrare. Si sentirono due colpi di fucile, e per un

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attimo fu il fuggi fuggi, ma i colpi erano stati sparati in aria. Schwarzhuber gridò agli zingari
che, se non avessero obbedito immediatamente, le baracche sarebbero state date alle fiamme.
Si sentirono altri spari isolati, poi una raffica di mitra. Ma i prigionieri non cedettero e anzi
l’onda della rivolta, partita dal Block IIe, cominciò a estendersi in tutto il lager, coinvolgendo
i settori degli ebrei e dei polacchi. Ovunque le baracche si illuminarono, ovunque si sentì
rumoreggiare: quella mostruosa città della morte, che contava oltre centomila abitanti,
sembrò essere resuscitata ed era sull’orlo della rivolta. Schwarzhuber tentò di stroncare la
ribellione sul nascere, e ordinò ai suoi di aprire il fuoco, ma la reazione degli zingari fu
talmente violenta che le SS furono costrette a un ulteriore ripiegamento. Vedere
i gagé indietreggiare, moltiplicò l’esaltazione dei prigionieri, che ora sembravano capaci di
tutto […] I Tedeschi si riallinearono intorno alle baracche, senza sparare, temendo che, se
avessero falciato anche la prima fila di attaccanti, gli altri avrebbero potuto impadronirsi di
qualche arma automatica. Cosa sarebbe successo se, invece di una spranga, uno di quegli
uomini avesse avuto fra le mani un mitra? […] Sentendo che la situazione gli era sfuggita di
mano, Schwarzhuber afferrò il megafono e annunciò che il trasferimento era sospeso: tutti
potevano rientrare nelle baracche».
Cosa accadde quel giorno lo descrive anche il «Kalendarium» di Auschwitz-Birkenau, il
“menabò” quotidiano degli avvenimenti nel campo di concentramento: «Verso le 19 nel
campo B IIe è ordinata la Lagersperre. Davanti al campo arrivarono alcuni autocarri da cui
scesero SS armati con fucili mitragliatori. Il Comandante ordinò agli zingari di abbandonare
gli alloggi. Dato che erano stati preavvisati, gli zingari, armati di coltelli, vanghe, leve di ferro
e pietre, non lasciarono le baracche. Sorpresi le SS […] dopo una consultazione […]
lasciarono il campo B IIe».
Il massacro è sospeso. Nel campo c’erano circa 5.000 Rom e Sinti. Di loro circa 2000 furono
trasferiti in altri lager e i 2.897 rimasti (bambini, donne e vecchi) furono liquidati il 2 agosto.
Se nella Germania nazista i Rom e i Sinti furono perseguitati e massacrati, le persecuzioni, le
discriminazioni e, a volte, anche le uccisioni di persone appartenenti a questo popolo non
furono da meno in Italia dove, già dal 1926, una circolare firmata da Benito Mussolini,
esortava gli italiani a «epurare il territorio nazionale dalla presenza degli zingari», accusati
come criminali e asociali per «loro stessa natura».
Sempre in Italia, nel 1938, fu aperto il campo di concentramento di Perdasedfogu in
Sardegna e, nel 1940, quando l’ex Jugoslavia fu invasa da fascisti e nazisti con la conseguente
diaspora del popolo Rom e Sinti soprattutto verso l’Italia, dove speravano di trovare rifugio,
le persecuzioni divennero ancora più feroci. In tutta l’area balcanica (Jugoslavia, Albania,
Grecia), in quella dell’Est Europa (Ungheria, Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia),
ma anche sullo stesso territorio (soprattutto Ucraina) dell’Unione Sovietica, occupata dai
nazisti, furono oltre 100.000 i civili Rom e Sinti che furono sterminati con fucilazioni o con
un colpo di pistola alla nuca.
Ancora più feroci furono le leggi emanate dalla Repubblica di Salò, i funzionari (tra i quali
Giorgio Almirante, fucilatore e persecutore di partigiani nonché criminale di guerra, mai
finora processato neanche alla memoria) e i gerarchi, al servizio della Germania nazista, non
si fecero scrupoli a consegnare ai nazisti decine di migliaia di Rom e Sinti, che trovarono la
morte nei campi di sterminio.
Da anni ormai, invitato da Santino Spinello, partecipo alla significativa cerimonia che si tiene
a Lanciano davanti al monumento del Samudaripen. Tutte le istituzioni locali e del circondario
partecipano attivamente alla riuscita della manifestazione e, non c’è che dire, si tratta
dell’unica manifestazione antinazifascista italiana dove la retorica non trova posto, mentre,
invece, la solidarietà, l’accoglienza e la fraternità del popolo Rom e Sinti sono gli elementi

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essenziali per l’esaltazione dei valori della Resistenziali: Libertà, Uguaglianza, Democrazia
concreta, Reciproco Rispetto, Accoglienza, Sorellanza e Fratellanza.
Bibliografia essenziale
The international Association of Lions Club. Distretto 108 YA – XI Circoscrizione.
Delegazione di zona B. Oltre la diversità: I figli del vento. Col patrocinio di: Reggio Calabria –
Provincia di Catanzaro – Comune di Lamezia Terme, 2001, pp. 342.
Santino Spinelli, Rom, genti libere. Storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto, Baldini Castoldi
Dalai editore, Milano 2012, pp. 384.
Santino Spinelli, Una comunità da conoscere. Storia, lingua e cultura dei Rom italiani di antico
insediamento, Abruzzo edizioni Menabò, Ortona 2018, pp. 320.
Santino Spinelli, Le verità negate. Storia, cultura e tradizioni della popolazione romanì, Meltemi Edizioni.


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