IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Per Giuseppe Impastato

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Locandina presentazione volume "Il ragazzo col palloncino"

Maurizio Nocera (a cura)

Il 17 giugno 2023, nella Sala delle conferenze della Società Operaia di Mutuo Soccorso “Eugenio Maccagnani” di Lecce, è stato presentato il libro Il ragazzo col palloncino. Peppino Impastato. Audio, documenti, diari, testimonianze (Mamu Dunia Edizioni, Francavilla Fontana, 2023).

A fare gli onori della Società, il presidente Ugo Petracca, che è intervenuto portando il saluto dei soci del sodalizio. Successivamente è intervenuto Pompeo Maritati, presidente dell’APSEC (Associazione per la Scienza, l’Educazione e la Cultura), quindi ha preso il microfono Maurizio Nocera (moderatore e post-prefatore del libro), che ha dato la parola  per la relazione introduttiva a  Giovanni Impastato, fratello di Peppino e prefatore del libro, che ha fatto un’analisi sull’evoluzione temporale della mafia siciliana.

Ha concluso il dibattito l’autore del libro, Antonio Fanelli, che ha evidenziato il lavoro fatto per la realizzazione del volume. Negli intermezzi ci sono state delle letture di alcuni brani del libro fatte da Anna Maria Nuzzo.

L’iniziativa è stata patrocinata da: Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Radio Cento Passi, Muna Dunia Edizioni, Associazione Volontariato Carcerario “Comunità Speranza”, Associazione Ellenica e Associazione per la Salvaguardia di Acaia (ASSA).

Tra gli altri interventi è stato ricordato che appena poco più di una settimana dopo l’assassinio (tra la notte dell’8 e il 9 maggio 1978, le stesse ore in cui veniva assassinato Aldo Moro) di Peppino Impastato il giornale (Nuova Unità, 23 maggio 1978), al quale egli era abbonato avanzò l’ipotesi che il suo assassinio era stato consumato dalla mafia di Tano Badalamenti.

Ecco l’articolo del giornale a firma della Redazione di Palermo, tenendo conto che per quanto riguarda il linguaggio e le parole, esso è tipico di quegli anni.

«L’assassinio di Giuseppe Impastato

UN’ALTRA VITTIMA DELLA MAFIA DEMOCRISTIANA

L’assassinio di Giuseppe Impastato, avvenuto a Cinisi (PA) il 9 maggio, non è un caso né nuovo né isolato; è l’ultimo atto di un criminale disegno politico-mafioso costantemente presente nella storia del movimento operaio e contadino, in Sicilia come in tutto il Meridione./ Nella terra di Portella della Ginestra, di Placido Rizzotto e di Turi Carnevale, ogni movimento contro la mafia dei pascoli o del cemento, che riuscisse a mettere in pericolo gli interessi delle baronie politico-mafiose, è stato (specialmente nei piccoli centri) stroncato o intimidito col sangue di decine e decine di sindacalisti e avanguardie rivoluzionarie, o con vere e proprie stragi./ Questo ultimo episodio presenta però delle  caratteristiche del tutto nuove, anche se non nella sostanza, che riflettono una perfetta identità di interessi, non solo economici e di potere ma anche politici e partitici, fra notabili democristiani e boss mafiosi, spesso identificabili nella stessa persona. Questa volta non c’è stata la classica esecuzione con la lupara e con il sasso in bocca: il morto doveva servire anche al momento politico, doveva dimostrare che se certe cose non le dicono più né il PCI né i vertici sindacali, esse non possono essere vere se dette dagli “estremisti”, e quindi oltre a chiudere quella bocca che aveva fatto nomi precisi di fronte a cinquecento persone, occorreva anche screditare quello che da dieci anni Impastato diceva; ecco quindi il tentativo di  far passare l’atroce esecuzione come la triste sorte di un attentare ucciso dalla sua bomba, e fare del caso un’ulteriore occasione per denigrare e criminalizzare il movimento rivoluzionario./ Per affrancare questa tesi si sono subito dati da fare polizia e stampa borghese, la prima con decine di perquisizioni e fermi, la seconda orchestrando a livello nazionale una campagna denigratoria per infangare il nome e l’opera di Impastato./ Il solo torto del compagno Impastato è quello di aver detto la verità, di avere additato, proprio poche ore prima dell’esecuzione, politici e mafiosi, responsabili del saccheggio edilizio della città, di avere chiamato “banditi” i componenti della giunta comunale (DC, PSI, PCI) che danno licenze di costruzione a tutto spiano permettendo speculazioni per miliardi nel paese e nel circondario, dove il vicino aeroporto e la costruenda autostrada hanno portato alle stelle i prezzi dei terreni, dove si sono fatte scelte precise per espropriare i terreni dei “non protetti” e permettere enormi speculazioni ai pescecani dell’edilizia./ I duemila compagni che, assieme ai suoi compaesani, hanno partecipato al suo funerale, seguendo con rabbia e con dolore il feretro fino al cimitero, hanno poi dato vita ad una combattiva manifestazione per le strade del paese scandendo a gran voce il nome del capomafia della zona con lo slogan “Badalamenti non lo  scordare, abbiamo Peppino da vendicare“./ Va sottolineato l’atteggiamento ambiguo del  PCI che ha prima parlato di “oscuro episodio” per poi uscire con una squallido comunicato dove si affidava alle forze di polizia il compito di scoprire la verità indagando in “tutte le direzioni”. Questo poche ore dopo che la polizia aveva portato a termine le ultime perquisizioni a casa di compagni e sfondato la porta della Radio democratica di Cinisi. La Federazione unitaria [CGIL, CISL, UIL] si è invece messa la coscienza a posto parlando in un comunicato di matrice mafiosa ma non si è degnata di far scendere in piazza la classe operaia./ A Palermo, un corteo è stato vietato non per motivi di “ordine pubblico” ma per motivi politici “determinanti”, come hanno dichiarato alla Digos,  “da gravi avvenimenti che hanno turbato la vita del paese”. La città è stata quindi posta in stato d’assedio, sono stati impediti i concentramenti, sono state lanciate violentissime cariche contro gruppi di manifestanti che sostavano all’università, entrando anche all’interno della facoltà di architettura, fermando cinque studenti e pestandone altri. Tutto ciò ha subito chiarito come, dopo il caso Moro, si sia aggravato quel processo di fascistizzazione che da anni va avanti nel nostro paese. Si è voluto impedire di far sapere perché e per conto di chi è stato assassinato Impastato./ Il Partito e l’Ugc si sono impegnati nell’azione politica nelle fabbriche e nei quartieri denunciando sia l’assassinio di Impastato, sia la nuova ondata repressiva, facendo capire che si vuole impedire di scendere in piazza a chi non lo faccia per Moro e per la DC, il partito  della mafia e delle stragi».

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