IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Per non dimenticare cos’è stato il lockdown

Di Pompeo Maritati

Girovagando tra i miei scritti sparsi nei cassetti della mia scrivania, ho trovato un breve pensiero, buttato giù di getto allorquando per alcuni mesi siamo stati costretti per la pandemia a restare chiusi in casa, evitando qualsiasi contatto esterno. Una esperienza straordinariamente tragica che in questi ultimi mesi pare avessimo accantonato, come se qualcosa in noi spingesse e facesse in modo da cancellarla. Invece, ritengo che sia opportuno ricordare, non per rivangare un periodo buio della nostra vita, ma perché ci sia di insegnamento.

Abbiamo oramai perso il conto dei giorni trascorsi in quarantena. Non ricordo se oggi è giovedì o venerdì. Dalla finestra guardo la strada vuota, ops, scusate, vedo passare un gatto bianco e nero, il suo andamento è guardingo, quasi incredulo di ritenersi l’unico passante occasionale.

Come se non bastasse alla già opprimente sensazione di reclusione forzata,  ci si è messo anche il Padre Eterno,  che da quando è iniziata la quarantena obbligatoria, ci sta regalando, penso a dispetto, giornate bellissime. Risplende e riscalda uno splendido sole alle soglie della primavera. Non un giorno di pioggia e tanta, tanta voglia di uscire e passeggiare in riva al mare o, a piedi nudi, in una campagna in fiore.

L’evoluzione tecnologica, per fortuna, ci ha regalato i computers, gli smart phone, i tablet che attraverso internet rendono meno isolata la nostra reclusione domiciliare.

Trascorriamo il nostro tempo alla ricerca dei sogni abbandonati in qualche cassetto, dando un peso valutativo diverso da quello dato alcuni anni o decenni fa, alla luce di questa straordinaria quanto tragica ed esclusiva esperienza.

Riflettiamo e ci rammarichiamo  per il tempo sprecato, e perché no, a tutte quei bivi che la vita ci ha presentato e dove scegliemmo, ahinoi, il viottolo sbagliato.

Quello che ogni giorno comincia a pesare sempre di più è la mancanza dei contatti umani, di una stretta di mano, di una pacca sulla spalla al caro amico e del classico bacetto sulla guancia delle nostre adorabile amiche. Cresce a dismisura il desiderio di chiacchierare, avendo i nostri interlocutori di fronte, meglio se davanti ad un buon pasto innaffiato da un altrettanto buon vino con cui brindare allegramente e spensieratamente insieme.

E’ riaffiorato il vecchio calore della famiglia, quando tanti decenni fa si ritrovava la sera, a cena, unita a raccontarsi lo svolgimento della giornata. I domiciliari forzati costringono genitori e figli a parlarsi un tantino di più e in non pochi casi ci si è resi conto di quanto questo chiacchierare sia così bello. Ho la sensazione che la gente in questo particolare frangente stia iniziando a comprendere il valore delle piccole cose che,  nel giro di una notte, sono state perdute.

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