IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Eugenio Barba per “Tebe e le sette porte”, per Lecce e la Biblioteca Bernardini, per l’archivio vivente, per il Terzo Teatro

EUGENIO-BARBA

EUGENIO-BARBA

di Maurizio Nocera

Eugenio Barba

Il 5 ottobre Eugenio Barba mi telefona:

– «Allora, domani a sera, tu e Ada ci sarete al Teatro Koreja?».

 – «Certo che ci saremo. Soltanto, ti chiedo una cortesia: come sempre abbiamo fatto, io e Ada non vogliamo alcun favore. Intento dire che i biglietti li vogliamo comprare al botteghino. Il teatro ha bisogno di essere aiutato, soprattutto qui Sud Italia».

– «Come vuoi. Allora vi aspetto. Potete venire qualche quarto d’ora prima, così vi parlo della mia idea dell’Archivio vivente?».

– «Faremo di tutto e comunque molte grazie, caro Eugenio».

La telefonata mi aveva sorpreso nella lettura della pagina culturale di «Quotidiano», dove il musicologo Eraldo Martucci, in un “pezzo” storico-culturale – A Lecce “l’ultimo” Barba -, scrive:

            «Il fondatore dell’Odin ha scelto il suo Salento per concludere la carriera da regista teatrale con la messa in scena di Tebe al tempo della peste gialla. I sessant’anni di storia della compagnia hanno segnato il mondo teatrale internazionale. In un certo senso non poteva essere altrimenti. Nell’ottica del suo lungo ritorno a casa, fatto di tappe successive di “restituzione” e memoria, ma anche di contributo al futuro. Eugenio Barba ha scelto la sua terra. Il Salento, per chiudere la sua straordinaria avventura nel mondo teatrale internazionale, che lo ha visto tra gli spiriti più innovatori e intellettuali. […] I sessant’anni di storia dell’Odin hanno attraversato anche il Salento a partire da settembre 1973, quando il gruppo danese arrivò a Lecce – e fu la prima volta che Barba ritornava nella sua terra dopo averla lasciata da giovanissimo – per una serie di spettacoli e seminari organizzati dal professore di storia del teatro [Ferdinando Taviani] dell’Università e da alcuni loro collaboratori, fra cui Gino Santoro e Rina Durante. Fu il preludio per il lungo soggiorno che si protrasse a più riprese e per lunghi periodi fino al 1975 (anche in Sardegna) con l’intento di portare in “luoghi senza teatro”, a contatto con popolazioni che abitualmente non ne fruivano, oltre a Lecce, Calimera, Castrignano dei Greci, Copertino, Cutrofiano, Galatone. Martano, Pisignano, San Cesario, Serrano, Sogliano, Soleto e Monteiasi in provincia di Taranto».

L’integrale lettura del testo qui di seguito:

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