IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Presenza Bizantina e Monachesimo Ortodosso in Terra d’Otranto.

Monaci del tempo intenti a copiare i testi

Monaci del tempo intenti a copiare i testi

di Isabella Bernardini

Nel 476 l’Imperatore Romolo Augustolo viene spodestato da Odoacre, capo delle armate mercenarie germaniche, il quale invia all’Imperatore dell’Impero Romano d’Oriente Zenone le insegne imperiali chiedendo di essere riconosciuto come governatore dell’Italia con il titolo di Patrizio.

L’Imperatore Zenone accetta e formalmente diventa Imperatore di tutto l’Impero Romano.

E’ la fine dell’Impero Romano d’Occidente.1

Nel 535 d.C. L’Imperatore Giustiniano invia in Italia il generale Belisario per riconquistare le terre dell’Impero Romano d’ Occidente di cui si si considera ed è l’erede legittimo.

Belisario, sbarca in Sicilia, passa nella penisola italica conquista Roma e nel 540 d.C. dopo battaglie durissime la capitale degli Ostrogoti, Ravenna.

La guerra Greco Gotica si conclude con la vittoria dei bizantini nel 554 d.C. L’Italia diventa una delle Province dell’Impero Romano d’Oriente con a capo Narsete per 14 anni fino alla sua morte nel 564 e dopo continua ad essere governata da rappresentanti del Basileus. .2

Nel 568, tre anni dopo la morte di Giustiniano, i Longobardi sotto la guida di Alboino riprendono dall’Impero Romano d’Oriente gran parte dei loro territori in Italia.

Rimangono però sotto il dominio dell’Impero, l’Esarcato di Ravenna, la Pentapoli (Rimini, Ancona, Pesaro, Numana e Osimo), il Ducato di Roma, alcune aree dell’Italia meridionale, la pianura di Pestum, dell’antica Poseidonia, di Siponto, l’odierna Puglia che allora si chiamava Calabria, il Brutio, cioè l’odierna Calabria, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, Venezia, L’Istria, la Dalmazia, e l’Africa del nord.

Ravenna diventa la capitale dell’Italia bizantina del VII secolo e la sede dell’Esarca.

La permanenza in Italia dei Bizantini attraversa varie fasi, con battaglie durissime contro i barbari, ma nella Terra d’Otranto nell’odierno Salento rimangono per cinque secoli fino all’arrivo dei normanni nel 1057.

La città di Lecce la consegna ai Normanni il Vescovo di Lecce Teodoro Lyppiotis. C’è la pergamena con la sua firma in greco.

Alla fine del VI secolo nelle terre della Bizantina Italia meridionale si istituisce il Tema di Sikelia (Sicilia) che comprende oltre all’isola il ducato di Calabria e di Otranto al capo del quale era il DUX, che veniva nominato da Costantinopoli ed era sottoposto allo Stratega (Στρατηγός in greco) che governava il Tema con capitale Siracusa.

Per comprendere l’influenza bizantina in campo artistico, culturale e religioso si deve tenere conto di vari fattori, non solo dei fatti politici e militari, che hanno contribuito alla diffusione della civiltà bizantina al di là dei confini dell’Impero Romano d’Oriente e la sua persistenza anche in territori dove il dominio bizantino era cessato.

Il monachesimo e la lingua greca superano i confini dei Thema bizantini e permangono per vari secoli dopo la dipartita delle armate dell’Impero Romano d’Oriente.

Il fenomeno del monachesimo lo si deve inquadrare in uno stile di vita degli abitanti dell’Italia meridionale dove durante il medioevo coesistono popolazioni di varie etnie e religioni, i Latini, i Longobardi, gli Arabi, gli Ebrei e i Greci.

Secondo il Borsari le popolazioni dell’Italia Meridionale consideravano il monachesimo greco come un’espressione altissima della vita religiosa.

In alcune zone la diffusione del monachesimo ortodosso precede la conquista bizantina come testimonia l’odeporikon, scritto verso la fine del IV secolo inizi del V da Paolino da Nola per il suo ospite e amico il vescovo di Ramesiana Niceta per il suo ritorno a Dacia di cui era originario, il quale tornando da Roma e da Nola verso Salonicco per poi raggiungere la Dacia, incontra monaci e monache tra Lecce e Otranto 3.

Immagine di vescovo con aureola e libro
San Niceta Ramesiano (di internet LaSacraMusica)

La Chiesa di Otranto in quel periodo aveva un ruolo importante nelle relazioni tra l’Oriente e l’Occidente.

I vescovi Venanzio di Lupiae e Domenico di Gallipoli hanno accompagnato il Papa Vigilio a Costantinopoli nel 533 e hanno firmato il Constitutum relativo alla disputa dei Tre Capitoli relativi all’Imperatore Giustiniano.

Nel 595 il Papa Gregorio Magno invia una lettera al Vescovo di Otranto Pietro, incaricandolo di visitare le sedi di Brindisi, Lecce e Gallipoli che erano rimaste senza Pastori. 4

Nel 599 abbiamo un’altra lettera del papa Gregorio Magno indirizzata al vescovo Savininano di Gallipoli.5

Nel VIII secolo succede una cosa importante ed abbastanza nota nell’Impero Bizantino, l’iconoclassia che inizia sotto il regno di Leone III l’Isaurico (714-741) il quale nel 733 interrompe le comunicazioni con il nuovo Papa Gregiorio III che era a favore delle immagini sacre e requisisce tutte le proprietà della Chiesa di Roma in Sardegna, Sicilia e Calabria ponendo queste sedi episcopali che fino ad allora erano sotto la giurisdizione del Patriarca d’Occidente cioè il Papa sotto la giurisdizione del Patriarca d’Oriente, il Patriarca di Costantinopoli.6

Fa la stessa cosa anche con le Province di Otranto e Gallipoli.

Nel 741 succedette a Leone III suo figlio Costantino V il Copronimo, iconoclasta anche lui.

La persecuzione dei monaci fu indiscriminata e colpì anche i monaci non iconoduli: in questo modo la lotta contro le immagini si fuse con la lotta contro la potenza monastica e i suoi possedimenti, che venivano confiscati e incamerati dallo stato.[30]

Comunemente si pensa che il monachesimo sia stato diffuso in Terra d’Otranto proprio in questo periodo.

Mappa antica di Terra d'Otranto
Mappa antia di Terra d’Otranto (da internet Blogspot)

Risulta però difficile pensare che i monaci fuggissero verso territori che erano nella giurisdizione di Costantinopoli perché avrebbero subito la stessa sorte.

E’ indicativo anche un altro episodio successo ad Otranto tra l’825 3 l’831 e riguarda San Gregorio Decapolita, il quale passando da Otranto, è stato caricato di botte da un gruppo di Idruntini perché era a favore del culto delle immagini e per un certo periodo è stato anche imprigionato dal vescovo locale.7

Come si vede è evidente che la popolazione dell’area era a favore degli iconoclasti in netta contrapposizione con il punto di vista papale.

Nell’ 842 finisce l’era iconoclasta con l’Imperatrice Teodora e da allora la prima domenica della quaresima si festeggia l’Ortodossia e il ritorno al culto delle icone.

Questa stretta relazione tra Otranto e Costantinopoli aumenta nella prima metà del IX secolo quando gli arabi conquistano dopo la Sicilia anche l’Apulia Longobarda, Bari e Taranto minacciando anche la Dalmazia bizantina.

I bizantini decidono di riconquistare questi territori.

Tra l’872 e l’886 con l’Imperatore Basilio I riconquistano dai Longobardi e dagli Arabi l’Apulia centrale e settentrionale e la Calabria settentrionale e meridionale.

Le armate sono partite da Otranto.

Il Primicerio Gregorio, Bailo Imperiale e Protospathario conquista Bari nel 876 che dopo poco diventa capitale delle terre bizantine d’Italia.

Taranto, viene conquistata dei bizantini nel 880.

Dopo queste riconquiste Otranto diventa parte del nuovo Tema di Langobardia che all’inizio era unito al Tema di Macedonia, Tracia e Cefalonia e in seguito diventa Tema indipendente.

Dopo un po’ viene istituito il Tema della Calabria con capitale Regio.

Otranto non viene più governata da un Dux ma da un Turmarca, un Topotirites e un Mirarhos i quali dipendono dallo Stratega di Bari.

Di seguito a Otranto, come in tutto l’Impero, c’è una riforma amministrativa e il Tema diventa Catepanato e in seguito Ducato d’Italia con capitale sempre Bari.

La competenza giudicante del Tema l’aveva il Κριτής, il quale dipendeva da Bari e da Costantinopoli.

Il responsabile del Catasto era il Χαρτουλάριος (Cartulario) e degli affari economici il Protonotario.

Ambedue dipendevano da Bari e da Costantinopoli.

Oltre a loro c’erano i littorii (i guardiani dei porti) gli Epopti (ispettori) i Curatores (amministratori) del patrimonio immobiliare Imperiale e infine nella Corte dello Stratega il Δομέστιχος (Domestico del Tema) il Πρόξιμος (Proximos) e il Κόμης (Comes).

Con tutti questi rappresentanti imperiali si ha la grecizzazione dei territori dal punto di vista amministrativo.

Sicuramente dagli inizi del IX secolo le province episcopali di Otranto sono profondamente ellenizzate.

Non si può stabilire con esattezza quando questo sia successo ma sappiamo che gli Imperatori Bizantini hanno spostato delle popolazioni verso il mezzogiorno d’Italia per varie ragioni.

Alla fine del VI secolo con l’invasione degli Avari (Slavi) nel Peloponneso gli abitanti di Patrasso si rifugiano a Reggio in Calabria mentre gli Spartani di a Demena, vicino a Messsina.8

L’Imperatore Basilio I (867-886) invia a Gallipoli coloni da Eraclea del Ponto, subito dopo la conquista della Calabria.

Il generale Niceforo Focas invia soldati armeni e 1000 schiavi liberati a Taranto, Bari, Regio, Taormina, Tropea e Amantea.

3000 schiavi liberati secondo il testamento della ricca signora Daniilina, grande proprietaria terriera del Peloponneso sono stati inviati al Tema di Langobardia da Leone VI (886-912).9

“Ἐπεί δε τα οἰκετικά ταύτης ἀνδράποδα είς πλῆθος ἂπειρον ἧν, κελεύσει βασιλικῆ ἐκ τούτων ὣσπερ εἰς ἀποικίαν επ’ ἐλευθερία ἐστάλησαν εἰς τό θέμα Λαγγοβαρδίας τρισχίλια σώματα ”.

Si deve anche tenere conto dell’arrivo nel Salento di ellenofoni dalla Sicilia dopo la conquista di Siracusa da parte dell’Emiro dell’Africa Ibrahim (Maggio 878)10.

Comunque tutti questi spostamenti di popolazione non sono sufficienti a spiegare una grecizzazione così importante e secondo noi, questa messa delle province episcopali sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli nel 733 è stata fatta anche perché queste province erano già profondamente grecizzate.11

E importante anche la presenza del Vescovo di Otranto Marco al Sinodo di Costantinopoli nel 879-88012 durante il quale viene rimesso sul trono patriarcale il Patriarca Fozio ed è altrettanto significativo che verso la fine del IX secolo contemporaneamente all’istituzione del Tema di Langobardia nel 892 la Chiesa di Otranto diventa sede arcivescovile. 13

Nel 968 Niceforo II cambia l’Arcivescovato in Metropoli e immette nella giurisdizione di Otranto le sedi vescovili di Acerenza, Tricarico, Tursi, Gravina e Matera.14

La Basilicata nel X secolo è un territorio dove si rifugiano molti greci dalla Sicilia conquistata dagli arabi.15

Molto probabilmente il Basileus voleva attraverso Otranto estendere l’influenza del Patriarcato di Costantinopoli anche in questi territori grecizzati di recente.

Nella prima metà del XI secolo i Metropoliti di Otranto prendono attivamente parte alle questioni del Patriarcato di Costantinopoli, probabilmente perché il loro ruolo in relazione alla presenza greca in Italia era considerato importante.

Il Metropolita Nikolaos o Nikitas è tra quelli che firmano i due Syntagmata del Patriarca Alessio nel Novembre del 1027 e nel Gennaio del 1028.16

A giugno del 1054 un anno prima che Otranto fosse conquistata dai normanni il Vescovo Ippazio di Otranto è il solo vescovo dall’Italia che prende parte al Sinodo di Costantinopoli e firma la risoluzione del Patriarca Michele Cerullario contro il Papa Leone IX.17

Nel 1066 il Metropolita di Otranto Cristoforo prende parte al Sinodo di Costantinopoli che aveva convocato il Patriarca Ioannis Xyfyllinos.18

Nel 1068 Roberto il Guiscardo conquista Otranto e sostituisce il Metropolita con un Arcivescovo Latino di origine Normanna di nome Ugo ma i Metropoliti Ortodossi continuano ad essere ordinati per parecchio tempo e ad avere prestigio ed influenza in tutta l’area.

Verso la fine del XII secolo la Metropoli di Otranto aveva ancora nella sua giurisdizione le sedi di Gallipoli, Lecce, Castro, Alessano e Ugento.

Il monachesimo ortodosso.

I vari monasteri ortodossi di Terra d’Otranto erano legati fortemente alla cultura e la lingua greca così come al modo di intendere il monachesimo orientale.

Il monachesimo ortodosso non ha ordini come quello occidentale.

I monaci seguono la regola di San Basilio

La regola basiliana fu dettata da San Basilio in due tempi successivi:

  • la prima (Regulae fusius tractatae) comprende 55 articoli sui doveri generali del monaco, anche se Basilio parla genericamente di “fratello”;
  • la seconda (Regulae brevius tractatae) è una specie di casistica sulla vita monastica.

In esse San Basilio presenta la vita monastica come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana, o meglio invita tutti, anche chi oggi definiremmo laico, a condurre, indipendentemente dalla propria condizione di vita, uno specifico stile di vita.

All’eremo, tipico del primo monachesimo orientale, Basilio preferisce il cenobio, che presuppone celle o dormitori autonomi, ma con luoghi di preghiera e di lavoro in comune. Secondo san Basilio, il cenobio favorisce la correzione dei difetti e l’aiuto scambievole tra i monaci.

I basiliani come ordine in Italia furono fondati il giorno di Pentecoste del 1579 con la convocazione del capitolo generale dei monaci di rito greco-bizantino a San Filarete di Seminara, in provincia di Reggio Calabria. Nel novembre dello stesso anno, papa Gregorio XIII, con la bolla pontificia Benedictus Dominus, costituì ufficialmente l’ordine.

Quindi, l’ordine è posteriore alla presenza e diffusione del monachesimo ortodosso in Terra d’Otranto e non solo, per cui è improprio chiamare basiliani i monaci ortodossi di Terra d’Otranto.

Una dimostrazione della vitalità della cultura greca a Otranto nel XI secolo è l’istituzione del Monastero di San Nicola di Casole, il più ricco e importante centro spirituale, culturale e religioso ortodosso in Italia in questo periodo, distrutto durante la conquista di Otranto da parte degli ottomani nel 1480, dove è fiorita durante il XII secolo una scuola poetica grecobizantina.19

Monaci seduti nell'atto di scrivere
Scriptorum (da internet fondazione Terra d’Otranto)

Il monastero è stato fondato nel 1098-99 dall’abate Giovanni per volontà del normanno Boemondo I Principe di Taranto e di Antiochia.

Il monastero aveva una ricchissima biblioteca con manoscritti in lingua greca e latina. A Casole c’era uno scriptorium per la produzione e la traduzione di testi greci e latini. L’Egumeno (l’abate più noto di questo monastero era Nectario (1219-1235) Che fece di questo monastero una sorta di circolo culturale.

Abbazia di San Nicola di Casole (da internet Belsalento)

Sono stati trovati fino ad ora poesie, in lingua colta greca dell’epoca, dei poeti Giovanni Grasso, notaio imperiale, Nicola di Otranto, monaco, figlio di Grasso, Nectario di Casole, abbate del monastero e di Georgio Cartofyllace, (Archivista) della chiesa Ortodossa di Gallipoli.

Leggendo queste bellissime poesie di questi poeti con temi non solo religiosi ma politici ed anche mitologici si comprende la loro profonda conoscenza della letteratura greca antica e della mitologia.

Nella biblioteca Nazionale di Torino è custodito un codice Cod. Taur. CIII (ex ff. 3-5)

conosciuto come il Typicon Casulanum, altrimenti detto in breve Codice Torinese.

L’importanza del Typicon risiede in particolare sulle regole in esso presenti che regolavano la vita dei monaci nei diversi periodi dell’anno. Dalle preghiere, alle funzioni religiose ai digiuni, dal 1° settembre al 31 agosto, per come era organizzato l’anno bizantino.

Digiuno obbligatorio nei giorni dispari di ogni settimana, ad eccezione di particolari solennità. Si digiunava anche nelle vigilie di Natale, dell’Epifania e della Pentecoste. Nel giorno della Santissima Annunziata, dopo la messa, i monaci si riunivano nella navata della chiesa, e non nel refertorio, per consumare il pane benedetto. Durante la Quaresima i monaci potevano mangiare soltanto pane e fave cotte nell’acqua, mentre il Venerdì Santo il digiuno era assoluto. Il cibo era quello che il monastero poteva produrre o comunque acquistare in loco. Pasti frugali e qualche alimento proibito come carne, formaggio e uova.

Nel Codice Torinese è riportato un catalogo di libri che i monaci avevano prestato. Sono anche riportate le punizioni per chi avesse danneggiato i libri.

Oltre ai vari testi religiosi e giuridici si trovano testi di Aristotele e commedie di Aristofane, il Ratto di Elena di Colluto da Tebe, testi di Lycofrone, un Onirocritikon e tanti altri.

Per quanto riguarda i temi religiosi delle poesie questi sono contro la chiesa Cattolica e a favore dell’Ortodossia.

Il metro usato è il dodecasillabo e i versi sono giambici. La scuola poetica di Otranto è stata caratterizzata come “Manierismo Cristiano”.

Le poesie di Nectario e di Giovanni Grasso hanno temi classici con motivi da Ecuba e dalle Troiane di Euripide.

Sono profondamente influenzati dalla “poesia saggia”. «σοφή ποίησις»

Nella poesia di Giorgio Cartofillace (archivista) della Chiesa di Gallipoli è evidente l’influenza di Cristoforo di Mitilene e di Nicefotro Crisoverghe.

Le sue poesie hanno un contenuto politico e religioso.

Ha scritto una bellissima poesia per l’Imperatore di Nicea Giovanni III Doukas Vatatzes (1222/1254) il quale è passato da Gallipoli quando è venuto in Puglia per visitare l’Imperatore Federico di Hohenstaufen la figlia del quale sposerà dopo qualche tempo, quando rimane vedovo della prima moglie.

Dallo stesso monastero proveniva la maggior parte dei libri religiosi che utilizzavano i sacerdoti ortodossi delle Metropoli di Otranto, Gallipoli, Paleocastron (l’odierna Castro) e Nardò.

Una parte della biblioteca di Casole è stata comperata dal Cardinale Bessarione di Trebisonda poco prima della distruzione del monastero. Questi codici comperati dal cardinale si trovano nella Biblioteca Marciana a Venezia.

Monaco con cappello rosso e libro
Cardinale Bressarione di Trebisonda (da internet Wikipedia)

Anche Ianos Laskaris, membro della nobile famiglia Imperiale dei Lascaris divenuto bibliotecario di Lorenzo il Magnifico viene a Otranto e acquista una serie di volumi dal Monastero di Casole per il principe. Questi volumi si trovano nella Biblioteca Laurenziana di Firenze.

In tutto si sono salvati 153 codici provenienti dal Monastero di Casole e si trovano nelle maggiori biblioteche del mondo.

Alla Bodleian, alla Bibliotheque Nationale di Parigi, alla Biblioteca Νazionale di Vienna, alla Biblioteca Vaticana, alla biblioteca Marciana, alla Biblioteca Laurenziana di Firenze.

Oltre a San Nicola di Casole esistevano anche altri monasteri ortodossi in Terra d’Otranto.

San Niceta di Melendugno, San Mauro a Gallipoli, San Giorgio a Surbo e infin il monastero più bello ma anche il più fortunato, Santa Maria di Cerrate. E’una testimonianza unica. Ora è di proprietà del FAI che lo ha restaurato in maniera mirabile.

Durante gli scavi condotti con la supervisione del prof. Paul Arthur nell’ambito dei restauri finanziati dal FAI è stato rinvenuto uno stampo in pietra calcarea per l’Euloghia Pasquale. Reca la scritta:

† Χ(ΡιCτο)C αν.є.C. τ.Η є.κ. νєκΡον αΜΗν τѡ Θανατον ΠατΗCαC και τΗC єν τΗ

μνΗμαCΗ.20

Χριστὸςἀνέστη ἐκ νεκρῶν, θανάτῳ θάνατον πατήσας καὶ τοῖς ἐν τοῖς μνήμασι ζωὴν

χαρισάμενος «Cristo è risorto dai morti, calpestando la morte con la sua

morte e donando la vita a quanti erano nei sepolcri»

Restituzione grafica dello stampo (disegni: Università del Salento, Istituto di Archeologia, Sezione medievale).

disegno con iscrizioni e disegno di uomo stilizzato
Risoluzione grafia dello stampo (disegni: Università del Salento, Istituto di Archeologia, Sezione medievale)

Anche a Santa Maria di Cerrate c’era uno scriptorium. Sono stati individuati due codici greci provenienti da questo monastero.

Si trovano nella Biblioteca Vaticana.

  1. Vat. 1221, Teofilatto in Evang. 3 aprile 1154; Simeone ο Νοτάριος per il signor Paolo, Egumeno della SS.ma Vergine των Κερράτων.
  2. Vat. 2001, Scritti di Padri e vita di Santi. Possessore il predetto Paolo Egumeno των Κερράτων

E’ molto interessante anche il fatto che dall’inizio del XI secolo fino alla prima metà del XVI nella Terra d’Otranto si abbia un grande numero di manoscritti greci.

I codici greci di questo territorio conservati fino ai nostri giorni sono quattrocento mentre quelli latini solo trenta.

Oltre la lingua era diffusa anche la scrittura greca.

Il primo testo in “volgare romanzo” della Terra d’Otranto “La Predica Salentina” 21del XIV secolo è scritta con i caratteri greci.

E’ evidente che i monaci e i sacerdoti avevano un grande ruolo per la conservazione della lingua e della scrittura greca ed anche per la diffusione della lingua e la cultura greca e dell’ortrodossia.

Le Laure e i Monasteri erano centri di preghiera, di studio, di lavoro e di filantropia.

La relazione delle popolazioni agricole con il Monachesimo non era solo spirituale ma anche materiale.

Questi monasteri avevano anche alle loro dipendenze una specie di aziende agricole per l’amministrazione del patrimonio, dei diritti, canoni, censi e livelli dovuti ai grandi cenobi.

Queste aziende con una piccola chiesetta, rette da un sacerdote o laico vicino al monastero erano denominate “grangie” ed erano anche esse sottoposte all’autorità del’Egumeno (Abate) del monastero di appartenenza.

Per avere un’idea di quante di queste grangie esistessero nel territorio, solo Casole ne aveva 38 in città e 9 nei villaggi.

Sant’Andrea in insula a Brindisi ne aveva varie da Lecce a Ostuni e dal mare a Mesagne.

San Pietro Imperiale a Taranto ne aveva 34

Santa Maria di Amito in Tricase 30

Santa Maria di Cerrate ne aveva nella diocesi di Lecce (numero imprecisato).

San Mauro a Gallipoli 22

I calogeri (monaci) si occupavano naturalmente della lettura e dello studio delle sacre scritture e si copiavano gli antichi codici di opere letterarie, filosofiche. La copiatura divenne una delle occupazioni più importanti. Sanzionata anche dalle regole monastiche più severe.

In questo modo si sono moltiplicate e diffuse sacre scritture, codici biblici, cimeli storici scientifici e letterari preziosissimi si moltiplicarono e si diffusero nel Nord e nell’occidente Europeo.

Ovviamente piano piano i monasteri ortodossi iniziarono a scomparire ed essere sostituiti da quelli latini dei Benedettini.

La lingua greca continua ad essere parlata e insegnata nel Salento anche nei secoli successivi.

Nel XV secolo a Zollino nel suo scriptorium da Sergio Stiso. I suoi studenti erano intellettuali e nobili della corte Aragonese che volevano imparare l greco.

Il grande medico e umanista Antonio de Ferraris “Galateo” (1444-1517), figlio e nipote di sacerdoti greci ci informa di un Liceo Greco a Nardò dove venivano a studiare il greco da tutto il regno.

Dopo il Concilio di Trento finito nel 1564 la lingua greca inizia a sparire da un grande numero di paesi della Terra d’Otranto” .

Dopo il Concilio di Trento, finito nel 1564 inizia il tramonto dell’Ortodossia in Terra d’Otranto e contemporaneamente anche della lingua greca da un gran numero di paesi e città dell’area.

Nella “Relazione dei Greci di Otranto” del XVI secolo nei documenti della “Miscellanea Brancacciana IB6” che si trova alla Biblioteca Nazionale di Napoli si menzionano venti paesi greci dell’area, si fa naturalmente riferimento non solo alla lingua ma anche alla religione.

Questo ci mostra che il greco continua a persistere in Terra d’Otranto fino alla fine del XVI secolo., cosa che si evince anche dai toponimi e dai cognomi ancora oggi esistenti nel territorio in paesi e città che distano decine di chilometri dall’odierna Grecìa Salentina.

Isabella Oztasciyan Bernardini d’Arnesano

Direttrice della Biblioteca “Kallinikos Lystron” della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Lecce

Direttrice Centro Diffusione Lingua e Cultura Greca “Dimitris Glaros” Comunità Ellenica del Grande Salento, Lecce

1 A.A.Vasiliev, Ιστορία της Βυζαντινής Αυτοκρατορίας . Αθήνα1954, σελ.139.

2 Α.Γ.Κ.Σαββίδης, Το Οικουμενικό Βυζαντινό Κράτος και η εμφάνιση του Ισλάμ . σελ. 218, Βυζαντινοί Κυβερνήτες και Εξαρχοι Ιταλίας: Ναρσής 552-568, Βαδουάριος 575-577, Σμάραγδος (α΄)584-589, Ιουλιανός 589, Ρωμανός 589-596, Σμάραγδος (β΄) 603-c.610, Ιωάννης Α΄ c.610 -616, Ελευθέριος 616-619, Γρηγόριος Α΄ 619-625, Ισαάκιος Α΄ 625-643, Θεόδωρος Α΄Καλλιοπάς (α΄) 643-c.645, Πλάτων c.645, Ολύμπιος 649-c.653, , Θεόδωρος Α΄Καλλιοπάς (β΄) c.653-; , Γρηγόριος Β΄ ;-666, Θεόδωρος Β΄678-687, Ιωάννης Β΄687-; , Θεοφύλακτος 701-; , Ιωάννης Γ΄ Ριζοκόπος ;-710, Ευτύχιος 710-713, Σχολαστίκιος 713-; .

3 Paolino da Nola, Carmina, P.L. 61, Turnhout, s.d., col.485

4 Gregorio Magno, Epistolae, a cura di P. Ewald, L. M. Hartmann, in M.G.H. Epistolae I-II, Berlin, 1891-1899, VI 21,Ι,pag. 399-400: “ Gregorius Petro episcopo Ydrontino visitatori Brundisii,Lippiae et Gallipolis. Pastoralis nos cura costringit ecclesiis sacerdotis moderamine destitutis sollecita consideratione prospicere, ne proprio decedente rectore contrarium aliquid patrum, quod absit, regulis oriatur. Quia igitur ecclesiasBrundisii, Lippias atque Gallipolim obeuntibus earum pontificibus omnino destitutas agnovimus, idcirco fraternitati tuac visitationis carum operam duximus iniungendam. Quam ita te convenit exhibere, ut nihil de provectionibus clericorum, reditu, ornatu misteriisque vel quicquid illud est in patrimonio earum, a quoquam patiaris insinui. Et ideo fraternitas tua ad praedictas ecclesias ire properet et adsiduis adhortationibus clerum plebemque earundem ecclesiarum ammonere festinet, ut remoto studio uno eodemque consensu tales sibi praeficiendos expetant sacerdotes, qui et tanto ministerio digni valeant repperiri et a venerandis canonibus nullatenus respuantur. Qui dum fuerint postulati, cum solemnitate decreti omnium subscriptionibus roborati et dilectionis tuae testimonio litterarum ad nos veniant consecrandi, provisuri ante omnia, ne ad cuiuslibet conversationis meritum laicae personae aspirare praesumant et tu periculum ordinis tui, quod absit, incurras. Monasteria autem si qua sunt in earum parochia costituta, sub tua cura dispositioneque, quousque illic proprius fuerit episcopus ordinatus, esse concedimus, ut sollicitudinis tuae vigilantia proposito suo congruo Deo adiuvante actione respondeat.”

5 Ibidem, IX, 206, II, pag. 194

6D. Girgensohn, Dall’episcopato greco all’episcopato latino nell’Italia meridionale, in La Chiesa greca in Italia dall’VIII al XVI secolo, I, Padova, 1973, pag.27; V.von Falkenhausen, Magna Grecia bizantina e tradizione classica. Vicende storiche e situazione politico-sociale, Atti del XVII Convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli, 1978, pag. 86

7 F.Cezzi, Otranto dai Bizantini ai Normanni, in Studi di storia e cultura salentina, IV, Maglie, 1978, p.60

8 BEES,Το περί κτίσεως της Μονεμβασίας Χρονικόν (Codex Athous Iviron 329). Αι πηγαί και η ιστορική σημαντικότης αυτού. Βυζαντίς 1, 1909, pag. 66-67

9Teofane continuato, V, 77, ed. J.Bakker, Bonn, pag. 328

10 J.Gay, L’Italie meridionale et l’empire byzantine de Basile I jusqu’à la prise de Bari par les Normands, New York, 1904, pag. 184

11 V.Von Falkenhausen, Magna Grecia bizantina e tradizione classica. Vicende storiche e situazione politico-sociale, Atti del XVII Convegno di studi sulla Magna Grecia, Napoli,1978, pag. 85-86.

12 F. Ugelli, Italia sacra, IX, col. 55, Venezia 1717-1722.

13 Leone il saggio, Diatyposis, in P.G. 107, s.d.col 369.

14 Liuptrando da Cremona, Relativo de legatione Costantinopolitana, cd. J. Bekker , in M.G.H. Scriptores Rerum Germanicarum in usum scholarium, Hannover Leipzig, 1915.

15 Vera von Falkenhausen, La diocesi di Tursi-Anglona in epoca normanno-sveva terra d’incontro tra Greci e Latini, in S.Maria di Anglona, Atti del convegno internazionale di studio, a cura di C.D.Fonseca-V.Pace, Galatina, 1966, p.p. 27-28.

16 Ralles-Potles, Sintagma,V,24 e 32 in F.Cezzi, Otranto op. citata, pag. 64.

17 C.Will, Acta et scripta quae de controversiis Ecclesiae graecae et latinae saecoli undecima composita exstant, Leipzig, 1861.

18 Mansi, Sacrorum, XIX, col 1044-1045 in F.Cezzi, Otranto, op. Cit. pag.64.

19 M.Gigante, Poeti bizantini di Terra d’Otranto nel secolo XIII, Congedo, Galatina,1985.

20 André Jacob, Νέα ῾Ρώμη, Rivista di ricerche bizantinistiche n. 14 Roma, Università degli Studi di Roma «Tor Vergata» 2018, p. 382

21 Oronzo Parlangeli, La “Predica Salentina” in caratteri greci in “Storia Linguistica e storia politica nell’Italia Meridionale” , ed. Le Monnier, Firenze 1960, pp. 143-173.

22 F. Tanzi -L’Archivio di Stato in Lecce- Stab. Tipogr. Giurdignano 1902

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