IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La nuova “Accademia del Giglio d’oro”

di Giorgio Mantovano

Il 5 gennaio 1776 si diede vita, in Lecce, alla nuova Accademia del Giglio d’Oro, che riformava la più antica Accademia, detta degli Spioni.
Del celebre cenacolo degli Spioni ci ha parlato Domenico De Angelis, nato a Lecce nel 1675, noto studioso di filosofia, letteratura, matematica e teologia.
Nell’opera “Lettera discorsiva al marchese Gio. Gioseffio Orsi, intorno all’origine e progressi degli Accademici Spioni, e alle varie loro lodevoli applicazioni” (1705), il De Angelis  diede atto che vi partecipavano quei giovani intellettuali che, dopo aver compiuto gli studi universitari a Napoli,  tornavano nel Salento ricchi di nuovi fermenti culturali. 
Nello stemma dell’Accademia erano raffigurati il sole, la luna e le stelle, con al centro un simbolico  cannocchiale. L’intento era chiaro, proponendosi, quei giovani, di “andare ispiando le cagioni de’ naturali avvenimenti, e  più riposti arcani della metafisica e della geometria”. 
Era perseguita la libertà filosofica con il deciso rifiuto di ogni autorità precostituita. Oggetto di  studio erano la filosofia di Epicuro e Lucrezio, ma anche le ardite geometrie del sistema cartesiano,  oltre ai poemi di Omero, Virgilio, Dante,  Petrarca ed anche dell’Ascanio Grandi. Le modalità per essere ammessi in quel cenacolo erano assai selettive e sorprende l’alto numero dei membri, tra cui comparivano avvocati, letterati, poeti, filosofi, canonici e studiosi di  scienze naturali e fisiche. 
A metà del XVIII secolo l’Accademia ridusse notevolmente la propria vita associativa, probabilmente per la dura lotta tra fazioni che caratterizzò le vicende politiche in Terra d’Otranto. Occorrerà attendere il 1776 per una prima rigenerazione di quel cenacolo, che da allora assumerà il nome di “Speculatori” e sarà tutelato dal regime borbonico, col conferimento del “giglio d’oro”, quale segno distintivo.  
A Giuseppe Palmieri, Marchese di Martignano, (1721-1793), personaggio di spicco della vita culturale e politica del tempo, fu affidato l’incarico di rifondare quell’Accademia.

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