7 Marzo 2021

IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista Culturale online

Tra FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e PSA (Peugeot) non è una fusione ma una incorporazione di FCA in PSA

Di Pompeo Maritati

Mentre la nostra politica interna è tutta dedita a dare l’immagine peggiore di se stessa al mondo e al Paese, in Europa si sta perfezionando l’unione di due grandi aziende produttrice di Automobili, che stando ai dati dei loro bilanci, dovrebbe rappresentare il quarto gruppo nel mondo, anche se un esame più attento dei dati consuntivi dell’anno in corso, questo nuovo gruppo dovrebbe attestarsi solo al sesto posto. Quarto o sesto sta di fatto che questa unione fa presagire un volume d’affari di oltre 180 miliardi di fatturato.

La mia personale posizione in merito a questa frenetica corsa agli incorporamenti e fusioni non è positiva. E’ foriera di nuova disoccupazione e di una preoccupante interferenza nel potere politico e decisionale dei governi.

La lettura attenta degli accordi preliminari sottoscritti evidenziano, chiaramente, che non si tratta di una fusione, come sempre ci è stato riferito dalla stampa in genere, in quanto trattasi di una vera e propria incorporazione della FCA nel Gruppo Peugeot.

Come giustamente affermato da Romano Prodi, che ritengo oggi rappresentare una delle menti economiche migliori del nostro Paese, l’operazione è stata un affare per gli azionisti di FCA, Agnelli in testa ma potrebbe rivelarsi un danno non indifferente per la nostra economia interna, in quanto essendo la Peugeot a tiare le fila, probabilmente avrà più interesse a favorire gli operatori francesi e tedeschi a quelli italiani.

La nuova struttura societaria sarà così composta:    lo Stato francese avrà una partecipazione del 6,2%. I cinesi di Dongfeng il 4,4%, la famiglia Peugeot il 7,2% e la Exor degli Agnelli sarà sì primo azionista con una quota del 14,4% ma la somma delle partecipazioni dei soci non italiani è superiore. Alla guida del nuovo Gruppo che si denominerà Stellantis, è stato scelto  l’attuale numero uno di Peugeot Carlos Tavares.

La prova inconfutabile che trattasi di incorporazione e non di fusione la evinciamo dal prospetto di quotazione del nuovo gruppo. Il documento costituito da ben  860 pagine, oltre a riportare la composizione del Consiglio di Amministrazione della nuova Stellantis (6 membri di PSA e 5 di FCA) sottolinea in chiare lettere, ricordando che agli azionisti di FCA è stato assegnato un premio, proprio perché acquisiti. 

Aldilà della personale condivisione di quanto sta succedendo nel mondo dell’industria automobilistica, settore trainante della nostra economia, quello che preoccupa e in un certo qual modo suscita qualche perplessità è l’assenza, in una trattativa di questa portata, del nostro governo. L’asse decisionale del nuovo gruppo, sbilanciato verso l’area franco-tedesca, non fa certo presagire trattamenti di favore al sistema produttivo italiano. Già la presenza dello Stato Francese nel capitale sociale, avrebbe dovuto far schizzare l’attenzione del nostro sistema governativo.

La mia non vuol essere una valutazione qualitativa generica sull’operato di questo e dei precedenti governi, lungi da me valutazioni di ordine politico. Ciò però, non mi esime di esprimere il mio disappunto specificatamente economico, per la superficiale indifferenza con cui i nostri ministeri competenti, non ultime le organizzazioni sindacali (a volte solo interessate a ottenere più soldi in busta paga, vedi la recriminazione di aumenti da destinarsi al pubblico impiego nel bel mezzo di un disastro economico dove non poche categorie stanno drammaticamente soffrendo) hanno trattato l’argomento.

I giochi oramai sono stati fatti, sperare in uno sviluppo delle attività di produzione automobilistica in Italia, non ci costa niente ma i presupposti in corso non sono certo favorevoli per noi.