IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

A difesa dei processi culturali al tempo del Covid

Di Pierfranco Bruni – Vice Presidente Nazionale Sindacato Libero Scrittori Italiani.

Allora! Due sono i fatti. O l’onorevole Ministro avv. Dario Franceschini non ha mai amato la cultura, questo mi pesa perché devo rivedere lealmente e coraggiosamente la mia posizione su di lui, o  é lui a non aver capito nulla della situazione attuale.  Sta facendo una confusione da “Impero” in  decadenza o già decaduto. 

Mi dispiace, ripeto, perché dopo una buona riforma sulla autonomia dei Musei, completamente ripresa da una proposta di legge del Centrodestra sotto il governo Berlusconi presentata alla commissione cultura del senato in  quegli anni, sta portando  il settore cultura nel baratro. 

Fa una enorme confusione tra i generi di cultura, perché dire chiudiamo tutto tranne i musei significa non essere all’interno dei processi culturali innovanti e innovativi. 

Certo, la sanità al primo posto, ovvero la salute. Ma forse ha dimenticato che il suo dicastero si occupa di beni materiali e immateriali e di spettacoli dal vivo, come si diceva una volta.  

Una banalità: c’è differenza tra un polo cinematografico multisala e una partita di calcio, se pur giocata da scalone di professionisti?   C’è difderenza tra un museo e un teatro? C’è differenza tra il salone del cinema di Roma, di questi giorni, la fiera romana dell’editoria, già attuate in fase di Covid, e tre o quattro spettatori in un salone di un cinema di Milano o della periferia di Taranto? 

Ecco! Questo Governo, di cui é illustre rappresentante del Pd, ha voluto la morte delle categorie della cultura. 

É illogico. Come illogico é  la diversificazione delle aperture chiusure semi chiusure degli istituti scolastici che dipendano da un’altra illustre ministra. Ma resto nel mio campo in cui vivo opero e costruisco da 42 anni.

Bravo, Dario Franceschini! É uscito allo scoperto. Il Ministro della Cultura. Mi duole ciò che che sto per dire perché più volte ho difeso le sue scelte. Ma ora basta. Non abbiamo capito la gravità della situazione?  È intollerante la sua presunzione e arroganza che, invece, di tutelare la cultura e difendere chi lavora nella cultura, attacca con cipiglio catto-leniniano, accusando.

Ma se i luoghi della cultura chiudono, senza poter fare una distinzione tra aree archeologiche, teatri, cinema, biblioteche, etnoantropologie, attività sportive (qui le contraddizioni sono planabili scientificamente) consapevoli, noi, che ci sono diversità  di fondo, lui che ci sta a fare? 

La cultura è stata uccisa, uccisa – morta! Lo ammetta. Le sue responsabilità e del suo governo cadono sugli operatori culturali? É ridicolo. La stessa operazione che avviene per le scuole. Perché sono state riaperte tali strutture se era tutto prevedibile? Facciano le persone serie. Anzi lo facciano con un po’ di consapevolezza culturale. 

Ma insomma tra una discoteca e un cinema ci sono differenze? O no? Oggi ma anche qualche mese fa. Ci sono differenze tra un museo e un multisala? 

Lo dico, ripeto, dopo averlo difeso più volte. Ora no. Non può essere giustificato, tanto meno la sua posizione può avere una ragione d’essere,  nonostante la gravità che viviamo prima di lei. 

Gli uomini di cultura del SLSI chiedono le sue dimissioni. Soprattutto perché ha fatto una ammucchiata dei “generi” della cultura senza alcuna distinzione,  che avrebbe dovuto necessariamente adottare. Questo fa comprendere molte cose.

Diceva Fabrizio de Andrè in tempi di demagogia che siamo tutti coinvolti. Dal momento che é cosi, e il Dario ci fa la lezioncina di morale sanitaria nel chiederci di essere responsabili, noi, altrettanto in modo responsabile,  chiediamo alla cultura una seria rivoluzione. 

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