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“Questa sera si recita a soggetto” opera teatrale di Luigi Pirandello – Lettura e commento di Giovanni Teresi

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Dopo Sei personaggi in cerca d’autore e Ciascuno a suo modo, questo dramma è il terzo (e l’ultimo) che Luigi Pirandello ha dedicato al teatro nel teatro. È stato composto nel 1929 e la sua prima rappresentazione è avvenuta il 25 gennaio 1930 in Germania, a Königsberg , la città che ha dato i natali a Kant. Stando alla cronache dell’epoca, la commedia, sotto la regia di Hans Karl Müller, è stata un buon successo di pubblico, successo che invece non si è ripetuto nell’altra rappresentazione tedesca, il 31 maggio a Berlino, al Lessing Theater nell’allestimento di Gustav Hartung. La prima italiana si è svolta al Teatro di Torino con la regia di Guido Salvini il 14 aprile, sempre del 1930. Nonostante l’insuccesso berlinese, comunque la commedia ha avuto un’ottima diffusione sia nei teatri italiani, sia in molti teatri esteri. 

Portata per la prima volta sul palco del Teatro di Torino il 14 aprile del 1930, con una Compagnia appositamente costituita diretta da Guido Salvini, Questa sera si recita a soggetto indaga sull’autoritarismo del regista, figura allora innovativa nel panorama teatrale, e sulla Mise-en-scène, analizzando i rapporti che intercorrono tra il regista e gli attori, oltre alla connessione tra questi ultimi e il pubblico.

Pirandello con la Compagnia, Questa sera si recita a soggetto,
Teatro di Torino, Lunedì, 14 Aprile 1930

L’opera si fonda su un conflitto che intercorre tra gli attori e il capocomico Hinkfuss che, nella finzione scenica, ha rielaborato la novella Leonora, addio!. Gli attori sono chiamati a recitare a soggetto, vale a dire improvvisando sulla traccia di un canovaccio, ma spesso si ribellano al regista sbagliando volontariamente e inventando scene non previste e finendo per cacciare il regista.

Questa sera si recita a soggetto  narra le vicende della famiglia La Croce che, pur vivendo in una cittadina siciliana, cerca di condurre una vita svincolata dalle ferree leggi della società circostante, attuando un più libero comportamento, quale si dice esservi nel Continente. La madre e le sue quattro figlie ricevono amici, si divertono, organizzano feste danzanti, vanno a spettacoli teatrali, si esercitano nel canto, etc. intrattenendo ottimi rapporti con personaggi maschili di provenienza per lo più continentale, mentre il padre, ingegnere minerario, persona debole e poco considerata, passa il tempo libero al cabaret, in ammirazione di una chanteuse della quale sembra essere innamorato.

La popolazione della città manifesta insofferenza nei riguardi della famiglia, il cui comportamento è giudicato sconveniente. L’unica che sembra salvarsi dal generale dispregio è Mommina, la maggiore delle figlie, della quale si innamora Rico Verri, un giovane siciliano che, assieme agli altri, frequenta la casa. I due ben presto, anche a seguito della morte violenta del padre ucciso in una rissa, si sposeranno e andranno ad abitare nella città di lui. Rico, da buon siciliano, ben presto manifesterà un carattere dominato da gelosia, al limite della morbosità: sia la provenienza di Mommina da una famiglia giudicata immoralmente libera, sia il sospetto che la fanciulla prima di sposarlo possa avere avuto rapporti con altri frequentatori della casa, lo indurranno a rinchiudere la moglie in modo da impedirle rapporti con estranei, e a tormentarla con continue e immotivate accuse.

Questa è la più terribile delle gelosie, quella del passato, che non trova il proprio obiettivo in fatti o persone contro le quali innalzare barriere difensive, ma lo trova solo all’interno della propria mente, nei propri pensieri, contro i quali non esiste difesa. Neppure la nascita di due figlie allevierà questa tormentata reclusione, che alla fine si concluderà con la morte della donna, in preda a una irreversibile stato depressivo, mentre contemporaneamente la madre e le sorelle raggiungeranno il successo nella città dedicandosi al canto e al teatro.

Luigi Pirandello

Scrive Marco Bernardi regista: «E’ un’opera con due anime: quella del “teatro nel teatro”, che entra in pieno nel dibattito europeo sulla funzione del teatro e sulle diverse estetiche che lo stavano radicalmente cambiando, e quella della provincia siciliana, famigliare, torbida, ossessiva. C’è un’intensa dialettica tra il Pirandello scrittore anteguerra, innestato ancora nel verismo regionale e il drammaturgo innovatore che si proietta con calcolata audacia nella novità dell’esperimento scenico. […] In un’epoca come questa, oggi in Italia, nella quale il teatro sta diventando un fenomeno sempre più parcellizzato in mille estetiche che spesso eleggono la confusione dei linguaggi a sistema artistico, in un’epoca nella quale la certezza del testo e dell’autore viene sempre più messa in discussione attraverso la pratica diffusa della “drammaturgia condivisa”, mi è parso utile e interessante ritornare alla riflessione che fece Pirandello con la creazione di questo testo provocatorio e rivoluzionario.» 

Il teatro è un’illusione che viene spazzata via. La vita si riprende il suo spazio. Se il teatro cerca di stilizzarla, ne riceve una controspinta. Il teatro ammutolisce. Il testo mostra alla fine il suo grido bergmaniano, uno strazio; anche il ragionamento diventa doloroso.  Hinkfuss, il regista mago al quale gli attori si ribellano, compone un trattato matematico sulla regia, intesa come ciò che apre ferite all’interno di un testo, all’interno del teatro. Una sorta di Galileo novecentesco che scrive sulla pagina bianca del palcoscenico il suo trattato scientifico su cosa sia il teatro, la regia … Una delle caratteristiche di “Questa sera si recita a soggetto” è la decostruzione del linguaggio, la frantumazione delle frasi, l’inciampo del periodo, l’esplosione della sintassi: in tutto questo vedo una speciale malattia dei personaggi, specchio di quella crisi economica e sociale che frantumò il mondo a partire dal finire degli anni venti del ‘900. Un universo sociale, economico e linguistico prossimo al disastro, all’afasia.

Giovanni Teresi

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