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“Storia di Lecce”, opera magistrale di Pietro Palumbo

Storia di Lecce del 1910 di Pietro Palumbo

Storia di Lecce del 1910 di Pietro Palumbo

Di Giorgio Mantovano. Quando la “Storia di Lecce”, opera magistrale di Pietro Palumbo, comparve per la prima volta, nel 1910, il suo autore aveva già superato i settant’anni. Era già uno storico affermato che aveva firmato importanti pubblicazioni.

Pietro Palumbo

Abbandonata la vita politica, si immerse negli studi storici e letterari ed a Lecce entrò a far parte della Commissione provinciale dei monumenti storici, presieduta dal Duca Sigismondo Castromediano. Raccolse l’eredità spirituale dello storico Luigi Giuseppe De Simone, condividendo il rigoroso studio delle fonti. Nel 1903 fondò la Rivista Storica Salentina, che fu prestigiosa palestra per tanti studiosi.Nel primo fascicolo vi scrissero, oltre al Palumbo, Filippo Bacile di Castiglione, Baldassarre Terribile, Umberto Congedo, Nicola Bernardini, Ferruccio Guerrieri e Cosimo De Giorgi.

Fu questo il primo nucleo di collaboratori, ai quali poi se ne aggiunsero altri e valenti negli anni successivi.Si fece editore delle Cronache Leccesi, del Panettera, del Braccio, del Cino e del Piccinni, la cui pubblicazione assicurò alla sua rivista.In “ Storia di Lecce”, opera senile, trapelò, senza sforzo, il vigore della sintesi, l’organicità del disegno e la scioltezza della sua prosa. Fu, tuttavia, consapevole di non aver fatto un lavoro completo per più motivi, quali, l’insoluta oscurità dei problemi legati alle origini della città; l’analisi sintetica di numerosi momenti che richiedevano, invece, analitici accertamenti; l’aver arrestato il racconto alla caduta del regime borbonico.

La “Storia di Lecce”, ci ha raccontato Michele Paone, non piacque particolarmente agli studiosi locali ai quali quel modo moderno di narrare, non in stile aulico ma in forma di bozzetti, parve quasi la registrazione di eventi di cronaca o di aneddoti eruditi. Anche al Palumbo, studioso rigoroso, fu difficile sottrarsi alla triste regola “Nemo propheta in patria sua”.Se è pur vero che quell’opera non fu esente da imperfezioni, è indiscutibile che si trattò di un lavoro di grande pregio, privo di enfasi retoriche e di piaggerie, che non poteva essere compreso appieno dai contemporanei, la cui formazione peccava, spesso, di non poca superficialità.Altre sue opere di grande rilievo furono, tra le tante, i volumi del “Risorgimento Salentino”, di “Lecce vecchia”, de “L’Onorevole Gaetano Brunetti e i suoi tempi”, opera quest’ultima pubblicata postuma, dopo la sua scomparsa nel 1915.

Nella seconda metà dell’Ottocento, lo studioso Palumbo intrattenne con la maggior parte dei personaggi, che vivono nelle sue pagine, rapporti di conoscenza e di proficua frequentazione.Si pensi alla stretta amicizia con il Castromediano che, uscito dalla politica, fu tra i più attivi nel rinnovare la cultura salentina, sforzandosi di laicizzarla, essendo stata sino ad allora essenzialmente gesuitica, e di dotarla di istituti e mezzi fino ad allora inesistenti (il Museo, la Biblioteca, la Commissione conservatrice dei monumenti).Ma il Palumbo ebbe anche consuetudine con Michelangelo Verri, l’armiere dei rivoluzionari del 1848. Intrattenne amicizia con la famiglia di Achille Bortone e di Oronzo De Donno, delle cui carte preziose poté avvalersi per varie ricostruzioni storiche; con il patriota e giurista Giuseppe Pisanelli, di cui raccontò le vicende anche delle ultime campagne elettorali; con Gaetano Brunetti, che ebbe accanto nel Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto.

Quando morì, il 20 luglio 1915, l’amico di una vita, Cosimo De Giorgi, circondato da una folla di cittadini ed autorità, pronunziò queste brevi parole che mi pare doveroso richiamare: “ ….Io non sono venuto qui per parlare di te, della tua vita, delle tue virtù, delle tue opere; per far questo si richiede mente più serena ed animo più tranquillo ! Io sono venuto soltanto per darti l’ultimo addio, il mesto addio di uno che ti ha sempre amato, che ha diviso con te gioie e dolori, di uno che crede, come tu hai creduto, che questa nostra vita non può essere fine a sé medesima, ma bensì un cammino ed una ascensione ad una meta migliore! Riposa ora dopo sì lungo e intenso lavoro; e godi quella pace che il mondo non può dare; e nella vita di oltre tomba ricordati di chi anela raggiungerti nella meta luminosa del tuo Cosimo De Giorgi”.

Giorgio Mantovano

L’articolo, più esteso, è stato pubblicato sul Corrieresalentino.it , con il titolo “Figli del Salento: In ricordo di Pietro Palumbo che illuminò la storia di Lecce e della Terra d’Otranto”, in data 20 novembre 2019. .

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