IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“Passiuna tu Christù” canto popolare della Passione della Grecìa Salentina: Rocco De Santis, Doriano Longo e Mattia Manco

Di Pompeo Maritati

“I Passiuna tu Cristù” è una cantata in lingua grika che sopravvive da lungo tempo nell’area ellefona della Grecia Salentina, forse rappresentandone uno degli elementi identitari più distintivi, tant’è che ancor oggi viene proposta nei paesi che di quel territorio fanno parte. La cantata si presenta come una delle forme più antiche di teatro “sacro” popolare e si situa storicamente nel solco delle “laudes” medioevali.

Il video che si propone è stato realizzato dallo scrivente presso la Chiesa Madre di Sternatia (LE) nel cuore della Grecìa Salentina. Gli artisti Rocco De Santis (voce solista e chitarra – Doriano Longo (al violino) e Mattia Manco Gregoriadis (alla fisarmonica) rappresentano l’espressione artistica migliore del territorio.

Trova come punto di riferimento letterario “ Il Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, di ispirazione francescana, e si accompagna a coeve cantate “in volgare”, diffuse in tutta la penisola italiana tra il XII e il XIII sec. Espressione della genuini  della sensibilità religiosa del popolo griko, “I Passiuna “ è la manifestazione tangibile di una tradizione linguistica fortemente radicata nel territorio salentino, che ha prodotto canti religiosi, sopravvissuti nel tempo attraverso la memoria orale e mirabilmente custoditi da autentici e singolari interpreti.  “ I Passiuna” veniva cantata nella Settimana delle Palme, a simboleggiare il momento di rinascita-resurrezione della natura, in quella parte dell’anno che segnava il passaggio dall’inverno alla primavera. A cantarla erano gli stessi contadini, che smessi i panni di umili lavoratori della terra vestivano quelli di esperti cantori e inscenavano ai crocicchi o nelle piazze dei paesi “la Passione di Cristo”, accompagnati da un fisarmonicista e da un portatore di Palma.

In genere, a rappresentare la morte e la resurrezione di Gesù erano due cantori, che si scambiavano le strofe, una a testa. Ma tutto l’impianto della cantata, con forti connotazioni teatrali nella mimica e nella gestualità, si caricava di un profondo valore simbolico, venendo a rappresentare il passaggio dalla morte alla vita, con il significativo riferimento conclusivo alla figura del “risorto” Lazzaro.

Narrando le pene subite da Cristo nella morte e il dolore straziante della madre che cerca il figlio, la Passione si rivela come la più alta espressione di un misticismo popolare che intende evidenziare il bisogno di comunicare con la Divinità e di coglierne la profonda essenza, al di sotto delle apparenti forme umane del Cristo. La cantica in griko originariamente si componeva di 66 strofe, le ultime delle quali consistevano in una richiesta di ricompensa da parte dei cantori, che, una volta ottenutala, si spostavano in un altro crocicchio o paese per riproporre la stessa rappresentazione.

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